Macchina Biologica

Amarsi un po’ (di più)

Se siamo d’accordo sul fatto che la nostra esperienza qui, su questo pianeta, ha come ultima  finalità quella di amare e accettare gli altri senza condizioni, allora per poter procedere in questa direzione, abbiamo prima bisogno di amare e accettare noi stessi. Questi che seguono sono sette passi per farlo.

1. Aver fiducia nella propria percezione.
“Percepire” viene dal latino “Per Cipere/Capere”, ovvero “raccogliere”. Si può percepire una rendita o un’imposta, per esempio, ma in questo caso si intende, in senso morale, “Apprendere con la mente”.
Percepire non significa pensare, e nemmeno significa capire o analizzare. La percezione è una funzione del nostro centro emozionale ed è quindi un sentimento. In pratica è la capacità di valutare la verità di una situazione, di un’esperienza o di una persona, intuendo in modo istantaneo e emotivo quello di cui sono fatte.

Sei in una riunione d’affari con altre persone e instantaneamente percepisci di chi ti puoi fidare e da chi invece ti devi guardare. Percepisci subito anche se con questo gruppo potrai andare da qualche parte o se invece perderai solo tempo e denaro lavorando con loro.

“Non tirare a indovinare, ma percepisci”, dice il saggio.  Ma la nostra società non incoraggia le persone a fidarsi delle proprie intuizioni e percezioni, perché si diventa pericolosi quando si comincia a pensare con la propria testa. Più una persona diventa esperta della vita, più aumentano le sue capacità percettive; più aumenta la sua percezione, più accetta sé stessa e gli altri.

2. Essere spietatamente sinceri con sé stessi.
Il secondo passo è quello di essere completamente onesti con sé stessi. La sincerità spietata arriva quando si ha il coraggio di ammettere la verità su noi stessi o sulle nostre percezioni. La veridicità che si produce non ha tanto a vedere con la percezione in sé, quanto con quel che ci si dice o si pensa a proposito di quello che stiamo percependo. Spesso abbiamo una percezione molto accurata, ma neghiamo quello che abbiamo intuito, o lo distorciamo al punto che la verità diventa irriconoscibile.

Puoi percepire perfettamente che quella equipe di lavoro è un pessimo miscuglio di personalità e che il tuo impegno con loro finirà col farti soffrire. Però potresti desiderare di ingraziarteli e negare quindi la tua percezione originale. Comincerai a comportarti come se tutto andasse bene, avanzando scioccamente verso quel casino.

Conoscere e dire la verità, però, può essere complesso, perché la verità è unica per ciascun individuo: quello che per uno è vero, per un altro è falso. In più la verità non è costante, ma cambia con la maturità e l’esperienza dell’anima: la verità per un’anima bambina è diversa da quella di un’anima matura: per quella bambina, la verità dice che per vivere bene la vita ci vogliono legge, ordine e obbedienza all’autorità; mentre per un’anima matura è la ricerca individuale e la messa in discussione proprio dell’autorità.
La sincerità spietata non deve essere considerata un modo per abbattersi o svalutarsi, ma una forma di compassione per sé stessi. Non è darsi delle mazzate ma vedere in modo distaccato la realtà e che cosa si dovrebbe farne.

3. Prendere atto che il mondo e tutte le persone in esso sono perfette e assumersi l’impegno di essere tolleranti.
Il terzo passo è quello di accettare che le persone sono perfette così come sono. Essere perfetti significa che ogni persona sta seguendo il proprio cammino esattamente nel modo in cui deve farlo. In altre parole, ogni persona sta imparando le sue lezioni con la modalità che si è scelta: una lezione importante che una persona sta imparando può essere la stessa lezione che un’altra persona ha imparato in una vita precedente, o che imparerà nella prossima. Quindi la perfezione non contiene un ideale superiore, né deve assomigliare all’immagine perfettina del mondo che ognuno si fa.

Potresti domandarti: come è possibile che il mondo sia perfetto con gli assassinii, la guerra, la fame, la povertà e la malattia? Come può esserci perfezione in qualcuno che mente, che mi tradisce e che mi deruba? Non devo fare qualcosa per correggere o eliminare queste cose?

La risposta è paradossale: sì, tutte queste cose sono perfette così come sono e ognuno sta imparando la propria lezione esattamente nel modo in cui lo ha programmato (a livello di anima, s’intende), ma fa parte della perfezione anche il fatto che quando percepiamo un ingiustizia, ci muoviamo perfettamente per correggerla. La realtà fisica è un gioco in cui tutti giocano – i giusti e gli ingiusti – e nell’illusione del tempo, prima o poi, l’uno diventa l’altro, e il gioco continua.

4. Permettersi di manifestare il proprio potere e scegliere di agirlo in modo consistente e appropriato.
Il potere personale risulta dal dire la verità. Dire la verità ci dona la presenza, e la presenza viene percepita come potere. Essere appropriati al potere è un compito unico e specifico per ogni individuo. Più una persona è potente, più è semplice il messaggio che porta. Gli scritti filosofici delle anime giovani sono spesso complessi, lunghi e difficili da leggere; quelli delle anime antiche sono molto più semplici.

Gli insegnamenti e i concetti di Gesù Cristo sono immensamente potenti e sono costruiti con le parole più semplici possibili, come in “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Il Buddha ha insegnato il nobile ottuplice sentiero basandosi sulla semplice verità che bramare è soffrire. Meher Baba ha detto “Don’t worry, be happy.” (e Bobby McFerrin l’ha cantato).

5. Annullare la paura e la componente negativa primaria per vivere nella gentilezza e nella gioia.
Per eliminare la paura si usano gli strumenti dell’attenzione e della consapevolezza. Dal momento che la paura è un prodotto secondario della falsa personalità (quella che viene creata nei primissimi anni della nostra vita), nel momento in cui ci si allontana dalla falsa personalità e ci si avvicina all’essenza (quello che siamo veramente), la paura comincia a dissolversi in modo automatico. Tutte le sette componenti negative primarie della nostra personalità – autodistruzione, avidità, autosvalutazione, arroganza, martirio, impazienza e testardaggine – sono basate sulla paura (vedi il post dedicato).
Uno dei compiti principali in ogni vita è quello di eliminare gli effetti contrari delle componenti negative per arrivare al nostro obiettivo. Quando stiamo realizzando il nostro obiettivo di vita, sentiamo la gioia dell’attività dell’essenza, priva di paura, e questa produce sempre gentilezza.

6. Fare veramente esperienza dell’accettazione e, di conseguenza, del potere e del controllo.
Il sesto passo è un bel paradosso: come si può fare esperienza dell’accettazione e allo stesso tempo del potere personale? Bisogna essere in grado di contenere questa contraddizione, per poter essere in controllo.
Accettare ha il significato di non resistere più agli eventi e all’esperienze della realtà fisica, ma non significa arrendersi, bensì abbracciare le lezioni e le opportunità che ci vengono date dall’essenza. Quando si interrompe la resistenza (e il karma che si produce) si comincia rapidamente ad accelerare la propria crescita spirituale. Accelerandola si diventa più potenti perché si impara a non aver più paura di nulla. La crescita spirituale ci porta a fare esperienza della verità, dell’amore e della bellezza di tutto ciò che è.

7. Essere umili.
Questo settimo passo è il completamento e arriva dopo che si sono padroneggiati i primi sei. Bisogna permettersi di lasciar andare gli attaccamenti legati al traguardo raggiunto (“oh, come sono bravo ad amare tutti”) e questo stato di neutralità si esprime come umiltà.

Con Amore (umile),
Yel


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