Domande e regali

E’ un bel po’ che non scrivo più di transgenderismo (si, non è una parola bellissima, ma si fatica a trovarne un’altra che sintetizzi il concetto di passaggio da un genere all’altro: qualche idea?)
Sollecitata da un amico, che mi ha fatto domande molto interessanti, provo qui a rispondere. Dico “provo” perché su queste cose, è difficile essere certi.

Che cosa ci rende transgender? Perché lo siamo?
E’ una maledizione o un regalo dello Spirito Santo?
Sono domande che mi faccio da una vita, le cui risposte sono molto importanti perché possono determinare o meno la mia sopravvivenza e la capacità di accettarmi come un essere non diminuito. E visto che sono da sempre curiosa, ho cominciato fin da piccola a scavare dentro questa esperienza per capire chi sono e perchè.

La prima domanda reale è se il mio essere transgender (il nostro essere, perché siamo una moltitudine) sia il risultato di un errore della natura (tipo un labbro leporino o un piede caprino) che deve, quindi, essere sistemato, oppure se sia stato progettato in modo deliberato dalla Fonte Creatrice, per qualche speciale scopo spirituale. Ma è una domanda che ne contiene molte altre.

Davvero devo cercare assistenza medica e farmaceutica per conformare il mio corpo alla mia struttura cerebrale e inquadrarmi nella società organizzata sui due generi? Oppure rappresento un terzo genere, con uno specifico ruolo da agire? Sto modificando il mio corpo e le sue forme per rientrare negli stereotipi di genere, o lo sto facendo per raggiungere l’armonia con la mia anima?

Posso dire, ora, dopo tutto il lungo travaglio e le epifanie che ho vissuto, che il mio transgenderismo era già lì prima che nascessi, cablato sulla mia anima, e che la Fonte Creatrice lo ha fatto intenzionalmente, con uno scopo preciso.
Sebbene ancora una minoranza di transgender abbia cominciato a vedere le implicazioni metafisiche e spirituali nella propria vita, io penso che la  spiritualità individuale sia profondamente connessa  alla nostra incarnazione biologica, e venga forgiata anche dalla particolare cultura in cui si vive. Che si nasca tutti perfetti, come esempio nella nostra cultura occidentale monoteista, posso prendere questa citazione dalla Bibbia:

Sei tu che hai creato le mie viscere
e mi hai tessuto nel seno di mia madre.

Ti lodo, perché mi hai fatto come un prodigio;
sono stupende le tue opere,
tu mi conosci fino in fondo.

Salmi (139:13-14)

Quindi sto a posto: da questo punto di vista non è possibile che la Fonte possa compiere un errore nella sua opera. Come donna transgender sono anche io figlia di Dio e sono costruita in modo prodigioso. Vaglielo a dire a quelli che ancora considerano queste espressioni divine come aberrazioni contro natura.

Sempre in occidente, ma questa volta dalla parte della scienza, ho trovato questa frase attribuita allo psicologo Carl Jung, che tutti conosciamo per la sua attenzione particolare agli aspetti spirituali della psiche, e che, pur categorizzando la transessualità come una forma di omosessualità dice, a proposito di questo tipo di personalità:

“…dà una grande capacità di amicizia, che spesso permette di creare legami di incredibile tenerezza tra uomini e persino di salvare l’amicizia tra i sessi dal limbo dell’impossibile. Può avere un buon gusto ed un senso estetico favoriti dalla presenza di una vena femminile. Può essere estremamente dotato come insegnante a causa della sua visione e del suo tatto quasi femminile. È probabile che abbia un interesse per la storia, che sia conservatore in senso buono e apprezzi i valori del passato. Spesso è ricco di sentimenti religiosi, che lo aiutano a portare la ecclesia spiritualis (la Chiesa come corpo spirituale) nella realtà, e una ricettività spirituale che lo rende sensibile alla rivelazione.” (CW 91, para.164)

E’ una descrizione che sembra adatta a molte persone che conosco e che fanno parte della comunità transgender, e che cozza tremendamente contro la visione puritana, perbenista e integralista (cattolica, in breve) che ci dipinge come individui pervertiti e moralmente inquinanti.

Questa visione non esiste da sempre né ovunque, bensì è nata e si è definita con l’avvento del patriarcato nel mondo occidentale. Ci sono moltissimi studi antropologici sulla differente organizzazione dei generi in altri tempi e civiltà. Non mi stancherò mai di citare i libri dell’archeologa Riane Eisler (Il calice e la spada, Il piacere è sacro) come i due testi moderni fondamentali per comprendere cosa sia accaduto più o meno tremila anni fa e perché. Se ti sta a cuore l’argomento (e dovrebbe, perché ha a che fare anche con la tua libertà) cercali e leggili: sono illuminanti.

Infatti la domanda successiva è: cosa ha perso la civiltà occidentale schiacciando i propri spiriti transgender?
Perché non si è trattato solo di sprecare enormi potenzialità individuali, considerando le persone transgender come devianti da criminalizzare e stigmatizzare, ma di perdere delle efficientissime guide potenziali che potrebbero aiutare sia gli uomini che le donne a essere meno polarizzati sugli estremi della separazione dei generi, accompagnandoli ad una più naturale posizione intermedia. 
Pensi che la tua anima sia maschio o femmina? Se è così ripensaci, perché sei tutte e due.
Senza le anime transgender come possiamo davvero raggiugere l’interezza e la mutualità nel nostro vivere insieme?

Io penso che noi persone transgender siamo un regalo speciale della Fonte. Per il fatto di essere diverse, di non rientrare nella categorie di genere socialmente accettate e di essere rifiutate dai leader delle principali religioni organizzate, per la nostra semplice sopravvivenza siamo forzate a guardare più in profondità la vita e il suo significato, rispetto alla media delle altre persone. Andiamo alle fondamenta degli insegnamenti morali e religiosi, li osserviamo al microscopio e in controluce.  In cambio questo produce una coscienza spirituale più alta e consapevole. La nostra sopravvivenza dipende da questo: noi, che siamo differenti, dobbiamo trovare le risposte a tutte queste cose. E come sopravvissuti di questo processo doloroso (che è solo un allenamento, poi) forse (forse) siamo meglio preparati a captare la vera natura di Dio e le sue intenzioni nella relazione con gli esseri umani.

Con amore,
Yel 

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