Macchina Biologica

Dov’è andato?

Oh-Oh questo è davvero strano. Anche se da tempo  girava la voce che il processo ascensionale avrebbe prodotto in noi una trasformazione profonda e sostanziale, quello che sta accadendo in questa fase è particolarmente bizzarro: l’ego sembra stia scomparendo.

Non che proprio si stia dissolvendo integralmente – questo non sarebbe possibile e nemmeno positivo – ma ci sono aspetti della nostra personalità (e quindi dell’ego) che si stanno allontanando e, contemporaneamente, nuovi aspetti che stanno emergendo. Il vecchio se ne va e il nuovo arriva. E i due movimenti non vanno molto d’accordo tra loro: questa tensione produce dei cambiamenti radicali e anche drammatici nelle relazioni, nel lavoro, nella salute… ci disorienta e ci sentiamo frammentati e non più integrati.

Tecnicamente quello che sta accadendo ha a che vedere con le tre differenti dimensioni in cui stiamo vivendo: una parte di noi si trova nel livello di coscienza della quarta dimensione (che sappiamo essere una zona di passaggio) con persistenti abitudini legate alla terza (da dove arriviamo), mentre l’altra parte sta già vivendo nella realtà della quinta dimensione (dove siamo diretti). Si. lo so, è un casino comprendere esattamente come questo possa accadere, ma siamo esseri multidimensionali che non necessariamente devono capire tutto: siamo in grado di respirare anche senza conoscere la precisa composizione dell’aria, no? E ognuno di noi poi respira in modo diverso.

Ci sono pertanto numerose modalità in cui questa transizione da una dimensione all’altra si presenta. Una è quella di percepire una strana sensazione di non essere completamente qui. Non si sa bene come ma si sente di non essere totalmente presenti; e anche se ci si sforza di esserlo non si riesce. Si è consapevoli in modo parziale (che sembra un ossimoro: parzialmente consapevole!) Sentiamo che un pezzo di noi è da qualche altra parte: dove? Non si sa. E non puoi mica andare dove non sai e nemmeno puoi ricongiungere quella parte con questa.

Un’altra possibilità è invece quella di sentire che il tuo ego proprio non c’è più. Non c’è più niente lì, dove stava prima. Puoi vedere il tuo corpo, essere consapevole dei pensieri che circolano nella mente e anche delle emozioni nella pancia, ma è come se non avessero più sostanza. Sono lì, li vedi ma è come se non avessero più peso. Ma non è che sei disconesso, che hai perso familiarità con quello che c’è: è proprio come se il tuo ego individuale fosse scomparso.
La sensazione è di sollievo: l’ego non c’è più e quello che rimane è solamente coscienza, consapevolezza e presenza, che portano con sé una profonda pace interiore e un senso di grazia che ci ancorano fortemente. La paura? il giudicarsi? il non essere all’altezza? Finiti, scomparsi. L’amore circola liberamente e naturalmente e il più delle volte ci troviamo a semplicemente osservare noi, la nostra vita e tutto quello che ci gira intorno. Come se tutto accadesse per conto suo, senza bisogno del nostro apporto, ed è perfetto così.

Insieme a questa scomparsa del senso del vecchio sé avviene anche la sensazione che un nuovo sé, più leggero e “pulito” abbia preso il suo posto. All’inizio non ci è molto familiare. I nostri punti di riferimento si sono spostati e non sappiamo che cosa sia diverso rispetto a prima: sappiamo solo che ci sentiamo differenti. Ci viene da prendere le cose con più leggerezza e ci muoviamo con il cuore aperto. Ci sentiamo naturalmente ottimisti con una profonda fiducia in quello che la vita ci può riservare, una serie di infinite possibilità davanti a noi. Nessuna limitazione, nessuna mancanza. Siamo qui, ora e ci godiamo ogni istante. Punto.

Ci sono però momenti in cui invece la percezione della scomparsa dell’ego è vissuta in modo molto diverso. Non ci si percepisce come pura coscienza, con la sensazione che qualcosa di nuovo e più leggero stia muovendosi dentro di noi.  Ci si sente al contrario svuotati da quella parte che se n’è andata e con lei sembra si sia svuotata anche la vita, diventata liscia e piatta (come la canzone di Loy&Altomare, che ho messo in calce).
Le cose che facevamo non ci interessano più; amici che frequentavamo diventano noiosi o irritanti; passioni che ci appassionavano diminuiscono o addirittura scompaiono, ma nel frattempo nulla di nuovo ha preso il loro posto.
Ma non siamo depressi. Non abbiamo davvero nulla di cui lamentarci. E’ più una sensazione di neutralità su tutto, senza altalene emotive su e giù. Ci sono momenti d’amore e di gioia ma è come se la vita fosse diventata più piccola e contenuta.

Tutte queste diverse possibilità percettive, anche mescolate tra loro, fanno parte dello stesso processo, ed è normale provare un certo disorientamento: fa bene ricordarsi che siamo in transizione da un livello di coscienza ad un altro: da un posto dove ci siamo arenati per migliaia di anni verso un altro luogo per niente familiare e con molta più consapevolezza. Se siamo bloccati e sofferenti  in quella parte del processo che attiva l’evaporazione del vecchio  ego, ricordiamoci che è solo un passaggio e che poco alla volta il nuovo sé arriverà e prenderà sempre più spazio, stabilizzandoci in modo permanente nella nuova frequenza.

Non serve stressarci: se ci sentiamo nelle necessità di competere con gli altri, di difenderci, di litigare, di deprimerci o di arrabattarci per qualunque cosa, facciamo un passo indietro e osserviamole. Se appaiono è perché noi le possiamo vedere e riconoscere come parti della  vecchia coscienza che se ne sta andando.
Facciamogli ciao-ciao con la manina.

Con amore,

YEL

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento :

You Might Also Like