Macchina Biologica

I tre pesci e l’oceano (fiaba)

C’erano una volta tre pesci che vivevano in un laghetto di montagna.
L’acqua era azzurra e pulita e avevano cibo in abbondanza. Il sole attraversava il cielo ogni giorno facendo scintillare la superficie del lago e la notte poi dormivano al tepore dei massi riscaldati dai raggi. La vita non era  niente male, non c’erano né pericoli né sorprese, ma proprio questo li fece capire, dopo tanti anni passati lì dentro, di essere annoiati.
– Che barba… – disse il primo pesce, quello più grosso.
– Già, già… è una noia mortale! – confermò il secondo, che era nato con una pinna storta.
– Bisognerebbe fare qualcosa. – concluse il terzo pesce, secco come un’acciuga.
Ma erano discorsi quotidiani che non portavano mai a nulla: il fatto è che nessuno di loro aveva la più pallida idea di cosa avrebbero potuto fare, per cambiare la situazione.

Un giorno passò di lì una gru cenerina e si avvicinò all’acqua per bere. Mentre stava allungando il collo sulla superficie si fermò ad ascoltare i discorsi dei tre pesci.
– Uffa, uffa! – diceva il grosso.
– Non se ne può più – aggiungeva lo storto.
– Ci vorrebbe un’idea… – concludeva il secco.
La gru era una grande viaggiatrice e nelle sue lunghe peregrinazioni aveva conosciuto già altri pesci annoiati, sparsi per i laghetti del mondo, che facevano gli stessi discorsi. Pensò quindi di intromettersi.
– Perdonate il mio disturbo, ma mi sembra di capire che vi stiate annoiando… – disse il più educatamente possibile.
– Proprio così. – risposero all’unisono i tre pesci.
– Mmm, capisco. Per evitare la noia c’è solo un modo… – disse la gru con fare misterioso, – …viaggiare!
– Viaggiare!? – rispose il pesce grosso – Ma noi facciamo avanti e indietro tutto il giorno tra una sponda e l’altra, e conosciamo ormai ogni più piccola pietra di questo fondale, ed è proprio questo che ci annoia!
– Ah, certo. Capisco. – continuò la gru, – Ma io intendevo viaggiare fuori di qui. Abbandonare queste acque minuscole e andare dove c’è il grande mare: l’oceano!
– Ne ho sentito parlare – disse lo storto – Ma dicono che è tutta una leggenda, che non esiste veramente.
– Oh, certo che esiste. Io lo vedo tutte le volte che volo verso sud.
– Ma anche se esistesse, come potremmo fare? Non sappiamo dove sia e nemmeno come potremmo fare per raggiungerlo. – concluse il secco, scuotendo tristemente la testa.
– Oh, questo non è un problema. Avete ben tre strade che vi possono portare là, e ve lo dico per certo perché le ho viste volando qui sopra.
I tre pesci si avvicinarono alla gru a bocca aperta: – Dicci, dicci! Quali sono le tre strade?
– Dunque, ce n’è una breve ma impervia, una assai lunga ma tranquilla e una che non si sa bene, dipende… – disse la gru sempre più misteriosa.
– E dove sono queste strade? Dicci, dicci!
– Facile: una comincia là, dove arriva l’acqua che alimenta questo laghetto. E’ la via più breve, perché appena si arriva alla fonte basta buttarsi giù dall’altro lato della montagna e si finisce direttamente in mare. Ma è una via faticosa perché bisogna nuotare contro corrente.
– E che ci vuole? – disse, un po’ borioso, il pesce grosso – Non sarà mica la prima volta che nuoto contro corrente, io!
E partì come un salmone su per il torrente. La gru lo guardò strizzando gli occhi.
– Per me è troppo faticoso – commentò lo storto, – Preferirei qualcosa di più comodo.
– Allora quella più lunga – rispose la gru. – Basta che tu vada oltre la diga, laggiù e ti lasci trasportare dalla corrente… Ci vorrà un bel po’, però, e non è detto che…
– Ah, non mi importa, tanto di tempo ne ho! – disse lo storto, senza aspettare che finisse la frase, e si diresse verso la diga.
La gru lo guardò con un sospiro.
– E… quella che non si sa bene, quale sarebbe? – chiese il secco, un po’ titubante.
– Uhm… un po’ più verso Est, qui nel lago, c’è una buca profonda. Da lì parte una corrente sotterranea che forse, e bada bene, dico forse, ti porterà all’oceano. Ma dovrai darti da fare per arrivarci…
– E cosa devo fare? – chiese il pesce intimorito.
– Nuotare, ma senza sforzarti troppo. Solo quando sarà necessario.
Il secco si diresse verso la buca e prima di infilarcisi guardò ancora una volta la gru: stava sorridendo.

Il grosso stava nuotando con tutte le sue forze per contrastare la corrente contraria. Se non fosse stato immerso nell’acqua sarebbe stato completamente fradicio di sudore. La cima non era lontana ma ogni volta che guadagnava un metro, sbuffando e contorcendosi, il flusso dell’acqua lo respingeva verso valle.
Ma lui era testardo e continuò e continuò, finché lo sforzo non gli fece crepare il cuore. Con un ultimo sussulto si rovesciò a pancia all’aria e spirò, mentre la corrente spingeva il suo corpo senza vita verso il laghetto.

Anche lo storto era a pancia all’aria, ma se la stava godendo. Il fiume in cui si era avventurato aveva acque lente e placide e pensò bene di rilassarsi e lasciare che il suo corpo fluttuasse tranquillamente, facendosi dondolare dalle onde. Era così rilassato che si appisolò. – Ho tutto il tempo che voglio, – pensò e si addormentò profondamente. Un po’ più a valle però c’era una rete tirata da un pescatore e non appena vide la preda aggrovigliata nella nassa, prese un bastone e gli menò un colpo secco sulla testa. Lo storto morì senza nemmeno rendersene conto.

Il secco si era infilato nella buca ed era tutto buio. Sentiva strani rumori e doveva stare attento a non sbattere contro le rocce che spuntavano all’improvviso. Pensò per un attimo di tornare indietro, ma l’idea di trovarsi ancora dentro il laghetto lo spinse ad andare avanti. C’erano salti improvvisi e piroette, sorpassò delle ombre minacciose e degli sbarramenti improvvisi. Capì comunque che la cosa migliore era assecondare la corrente, ma non si lasciò solo trasportare; invece rimase ben sveglio per affrontare l’ignoto. Comprese che doveva nuotare con la corrente senza paura, correggendo di tanto in tanto la rotta. Realizzò che quello che doveva fare era avere fiducia in sé e anche nella corrente.
Dopo un bel po’ arrivò all’oceano.

Con Amore,

Yel

 

 

 

 

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