Imparare a guarire

La prima immagine che ci viene in mente quando parliamo di guarigione è quella di un malato che si riprende da una malattia. Sicuramente il ristabilire la salute è parte del processo di guarigione, ma per una migliore comprensione multidimensionale del termine bisogna includere anche tutti gli sforzi per riequilibrare quegli squilibri che avvengono in ciascuna area della nostra vita energetica, intellettuale, emozionale e fisica. Intanto, perché si creano questi squilibri e perché esistono delle condizioni sbilanciate?

Secondo alcune antiche tradizioni, lo squilibrio sarebbe dovuto al peccato originale: qualcuno deve aver fatto, all’inizio, qualcosa di sbagliato che è diventata la causa di tutti gli squilibri e le sofferenze della vita. Adamo ed Eva son stati cattivi e noi adesso dobbiamo pagare per le loro trasgressioni.
In questo contesto la malattia è una punizione e la guarigione avviene quando si viene salvati o perdonati, spiegando così – in modo troppo elementare – la natura karmica della vita. Ma c’è un’altra spiegazione, un po’ più accurata.

Per il modo in cui è organizzata la vita del piano fisico, noi siamo venuti qui a giocare il gioco dell’apprendimento e ci muoviamo costantemente tra i tre poli energetici con cui l’universo si manifesta, che sono quello positivo, quello negativo e quello neutrale. Oscilliamo dal positivo al negativo e viceversa, finché non troviamo la riconciliazione nel polo neutrale. Per esempio, cominciamo una nuova relazione con estrema felicità (polo positivo), poi ne sperimentiamo alcuni difetti (polo negativo), e infine troviamo un punto di equilibrio e accettiamo entrambi gli aspetti (polo neutrale).
Guarire quindi significa trovare l’equilibrio tra queste forze, ovvero la posizione neutrale dell’accettazione. Si può dire che tutta la vita è un enorme tentativo di guarigione.

Lo squilibrio viene deliberatamente creato da noi (a livello animico), perché – attraverso i tentativi di riequilibrarlo – percorriamo la strada dell’evoluzione e del ritorno alla fonte divina originaria da cui arriviamo. E’ una sorta di gioco al nascondino che abbiamo deciso di giocare, se no, non saremmo qui.
Per quanto possa apparire sconcertante, la verità è che impariamo la maggior parte delle cose su noi stessi e sulla vita sulla Terra perdendo l’equilibrio e cercando di riprendercelo. Bisogna ricordare che entrambi i poli positivo e negativo sono le due facce della stessa medaglia: sono inseparabili e non possiamo avere l’uno senza l’altro. Il giorno in cui ci troveremo in totale equilibrio, senza karma da risolvere, senza più attività finalizzate all’apprendimento su questo pianeta, allora saremo pronti per uscire dal ciclo e aprirci a nuove dimensioni.

Una volta stabilita la natura dello squilibrio e della guarigione, possiamo allora chiederci come possiamo diventare dei giocatori più efficienti, dei guaritori che, oltre a guarire sé stessi, diventano dei catalizzatori per aiutare gli altri a trovare l’equilibrio. E dunque, cosa possiamo fare?
La risposta è quella che abbiamo già sentito molte volte: l’accettazione incondizionata è la cura per ogni malattia e la base per ogni guarigione; velocizza il processo di apprendimento e minimizza l’esperienza dolorosa.

Una cosa da ricordare è che non c’è alcun valore nella sofferenza in sé stessa, a meno che non conduca a qualche forma di apprendimento. Se si è capaci di capire e imparare quel che vogliamo imparare, allora non c’è bisogno di sofferenza. E questo apprendimento senza sofferenza è una cosa che prima o poi impariamo a fare.
Voglio precisare che “accettazione incondizionata” non significa arrendersi o sentirsi senza speranza: è la comprensione che, alla fine, ogni cosa che accade è quella giusta. Ed è anche l’accettazione di qualunque causa abbia provocato il malessere in prima istanza. E’ quella che ci aiuta a trovare il polo neutrale e trovare l’equilibrio.

Ogni processo di guarigione è governato dalla nostra Essenza (il Sé Superiore, l’anima) e non dalla personalità egoica, che non può auto-guarirsi senza l’assistenza dell’essenza. Se la personalità non è consapevole dell’esistenza dell’essenza, allora pensa di dover fare tutto il lavoro da sé. Se invece ha il vago sentore che ci possa essere un essenza che conduce il gioco, la personalità potrebbe impaurirsi perché non è veramente sicura se quel gioco sia di supporto o sia una minaccia per la sua sopravvivenza (l’ego ha sempre paura di essere annichilito). Se l ‘essenza viene percepita come una minaccia, allora la personalità potrebbe tentare di bloccare, per un tempo limitato, i tentativi di guarigione dell’essenza, ma alla fine, l’essenza riesce sempre nel suo intento, perché ha tempo e risorse infinite.

Viceversa, l’essenza può bloccare i tentativi di guarigione della personalità, se la lezione di quell’esperienza di sofferenza non è ancora stata appresa. Se invece la lezione è stata appresa, l’essenza permetterà che accadano eventi e situazioni che porteranno alla guarigione, anche con l’aiuto di altri (per esempio, in caso di squilibrio emotivo, condurci ad un terapeuta che possa guidarci).

Ora, uno potrebbe domandarsi “Perché dovrei prendermi la briga di cercare di curarmi dal cancro, se l’essenza vuole che abbia questo problema…”.
Oppure: “Mi rifarò crescere il dito che mi è stato amputato…”
Spesso è difficile distinguere tra i desideri e voleri della personalità dalla voce serena dell’essenza e il modo migliore per poter ascoltare quest’ultima è di chetare i centri emotivo e intellettuale attraverso il silenzio e la meditazione e permetterci di ascoltare la verità.
Per esempio, l’essenza potrebbe, come detto, resistere ai nostri tentativi di guarigione di uno stato di squilibrio fino a che non apprenderemo qualcosa di importante da quell’esperienza. Allora dobbiamo metterci in contatto con l’essenza e ascoltare quello che lei vuole che impariamo. Prima lo capiamo e prima avviene la guarigione. Ma se la lezione richiede sei mesi di tempo di esperienza con il problema, dobbiamo armarci di pazienza e comprensione.

L’essenza dirà sempre la verità, quando viene contattata, e le cose necessarie per poterlo fare sono il desiderio di conoscere tale verità e del tempo di silenzio.
Il ritiro silenzioso è una forma molto importante di guarigione.

I Quattro Ambiti di Squilibrio

Squilibrio mentale: il centro intellettuale.
Si può creare uno squilibrio a livello mentale con i nostri pensieri e credenze. Quando certe convinzioni diventano eccessivamente sviluppate a detrimento di altre, ci si trova in un stato di squilibrio. Per esempio, si potrebbe avere la convinzione di non essere abbastanza intelligenti per ottenere una promozione. Più questa credenza è potente, meno avranno influenza altre credenze, come il fatto di poter imparare quello di cui si ha bisogno.
Lo squilibrio mentale può diventare rapidamente emotivo e, se non viene corretto, può creare anche dei sintomi fisici. La razionalizzazione e altre difese mentali possono nascondere lo squilibrio per lungo tempo, fino a che diventa così disturbante da attivare una richiesta di guarigione.
La maggior parte degli squilibri mentali possono essere guariti dall’intuizione e dall’elaborazione emotiva della paura che li produce. Ogni squilibrio mentale è infatti permeato di paura: dissolvi la paura e riequilibra la mente.
L’ipnosi, la concentrazione, lo studio e la rieducazione sono i metodi principali per risolvere lo squilibrio mentale.

Squilibrio emotivo: il centro emozionale.
Uno squilibrio più fisico è quello che accade a livello emotivo. Solitamente accade quando si trascura di alterare le proprie credenze e si presenta come un eccesso di certe emozioni come la rabbia, la tristezza o la frustrazione.
Le emozioni hanno un impatto diretto sulla capacità di funzionare normalmente e spingere a ritirarsi dalle attività regolari: ogni ambito della nostra vita può subire questo impatto.
Diventare consapevoli delle nostre emozioni e comunicarle onestamente è riequilibrarle. L’ipnosi regressiva su vite precedenti o il ricordare l’origine di certe emozioni nella nostra infanzia aiutano, così come l’arte, la musica e il colore.

Squilibrio energetico: il centro di movimento
Lo squilibrio può avvenire a livello energetico, attraverso il sottoutilizzo o l’abuso di uno o più di uno dei nostri chakra. Questo è un livello di squilibrio non fisico, che può essere corretto abbastanza rapidamente con la meditazione, la consapevolezza, la concentrazione e l’esposizione a certi odori, colori e musiche.
Gli squilibri energetici hanno molte cause, comprese alcune credenze croniche; per esempio, si può credere che non esista una cosa come l’anima e che la vita spirituale sia solo una fantasia. Questa credenza chiude i canali di comunicazione con l’essenza e vari chakra smettono di funzionare.
Altre volte si creano da interferenze esterne, come il permettere l’accesso a forme negative di pensiero altrui (eggregore).
In casi estremi può essere utile l’apporto di un guaritore professionista.

Squilibrio fisico: il centro instintivo.
Per ultimo si ha lo squilibrio fisico, che viene diagnosticato come malattia o malessere. La temperatura corporea, i battiti del cuore e la funzionalità degli organi del corpo vengono colpiti e la loro capacità di fare il proprio lavoro ridotta in modo più o meno grave. Queste forme di squilibrio sono prodotte esternamente da traumi che il corpo riceve (karma) o internamente da croniche credenze erronee.
Come accade anche per gli altri tipi di squilibri, quello fisico può venir scelto dall’essenza per delle lezioni specifiche, per esempio, l’essenza può permettere l’esistenza di una malattia incurabile in modo che la persona possa imparare la compassione verso chi ha lo stesso problema.
Quando l’essenza permettere la guarigione del centro istintivo, la si può agevolare con desiderio intenso, visualizzazioni e l’intervento di un guaritore esperto, includendo anche cure dirette al corpo come dieta, erbe, rimedi e riposo e, occasionalmente, chirurgia.

Con amore,

Yel

Ps: questo articolo è basato su alcune canalizzazioni di Michael raccolte da José Stevens.

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