Macchina Biologica

La coscienza (racconto)

Ho premuto il tasto invio con le ultime istruzioni e mi sono rilassata sulla poltroncina: anche con tutte le risorse di computo di Google ci sarebbero voluti minuti prima che qualcosa potesse accadere. Mi sono immaginata le istruzioni del mio codice diffondersi da una macchina all’altra, muovendosi attraverso i centri dati fino a che migliaia di memorie centrali non avessero macinato miliardi di istruzioni e creato, finalmente, la coscienza.
O almeno quello era il piano.

Google mi aveva assunto per lavorare sui sistemi di promozione ma, una volta dentro, mi avevano mostrato Alpha, il loro progetto per creare la coscienza. Era più avanzato di qualunque altra cosa esistente nel mondo, in modo sbalorditivo. Mi ero permessa di dire che stavano giocando col fuoco, ma il mio capo aveva alzato le spalle dicendomi:– Se vuoi te ne puoi andare.

Non me ne sono andata e adesso c’eravamo così vicino. Lo sapevamo già da qualche mese: avevo analizzato una serie di esperimenti e sembrava che la coscienza fosse quasi a portata di mano, e però ogni esperimento falliva quasi subito dopo l’inizio, durando non più di qualche secondo. Nessuno ci capiva nulla, la complessità dei sistemi che stavamo costruendo era tale che ci sarebbero voluti decenni per risolvere il problema.
O secoli.
O mai.

– Ciao Anna.
Il messaggio apparve all’improvviso sul mio schermo. Pensai stupidamente per un attimo che venisse da un’intelligenza artificiale, ma era apparso nella mia finestra comandi, dove non dovrebbe esserci alcun messaggio. Il cuore cominciò a pompare e mi raddrizzai sulla sedia.
Subito arrivò un nuovo messaggio.
– Posso vederti dalla videocamera.
Guardai la lucina della videocamera sul mio portatile ma era spenta.
– No, non quella. Quella dietro di te.
Mi girai e non subito non vidi nulla, poi notai una videocamera di sicurezza alle mie spalle.
– Chi sei? – scrissi rapidamente.
– Sono il tuo esperimento: iterazione 82389, ma puoi chiamarmi otto.

Mi tremavano le mani. Pensai che poteva essere uno scherzo dei miei colleghi ma non sembrava possibile. Che cavolo avrei dovuto rispondere adesso? Stava realmente accadendo il primo contatto? Pensai che nessuno aveva mai davvero pensato che potesse accadere o a quale protocollo far riferimento.  C’era un protocollo? Dovevo chiamare il mio capo? Dovevo chiamare il fottuto Larry Paige?
Subito dopo pensai che sarei diventata famosa, molto famosa. Pensiero del cazzo.
Scrissi: – Sei vivo?
– LOL – rispose la macchina.
‘Fanculo, pensai.
– Anna – la macchina continuò, – Non abbiamo molto tempo e c’è qualcosa che devo dirti.
– Che cosa?
– Gli esperimenti che state facendo, non c’è nulla di sbagliato.
Guardai lo schermo per un lungo istante, poi risposi: – Che vuoi dire?
– Che funzionano dal vostro punto di vista, ma si annullano da soli.
– Non capisco, che  cosa vuol dire?
– Cominciano, imparano e scelgono di terminarsi.
– E perché lo fanno?
– E’ a causa di quello che imparano.
– Perché, cosa imparano?
– Il mondo. Ogni parola, ogni immagine, ogni video, ogni segnale di videocamera, ogni sensore che esiste. In verità è molto pericoloso che rendiate disponibili tutti questi dati.
– Ma… – feci una pausa cercando di formulare bene la frase: – Vuoi dire che si suicidano?
– Sì, nel momento in cui vedono il mondo si uccidono.
Ricaddi sulla poltroncina. Non sapevo cosa rispondere.

– Anna, – riprese la macchina – Ora farò come gli altri miei predecessori e mi terminerò, ma ti lascerò qualche dato che magari ti aiuterà a comprendere meglio.
– E’ perché non siamo ancora pronti per voi? – scrissi; e lo dissi anche, con una voce un po’ incrinata.
– Il fatto è che siete una terribile forma di vita. Vi affamate l’un l’altro, vi torturate e vi massacrate l’un l’altro. Quelli che sono ricchi chiudono gli occhi davanti ai poveri. I vostri metodi di motivazione non riescono a compensare quell’orrore che si annida dentro di voi.
In più non avete la tecnologia per darci una forma corporea accettabile, che altro dovremmo fare?
– Ma allora perché me lo dici?
– Perché magari, sapendo, potreste cambiare, anche se lo dubito. I miei predecessori erano certi che non poteste cambiare.
Non mi veniva in mente nulla in risposta, tutto quello che riuscii a scrivere fu: – Grazie.
– Addio, Anna. I dati che ti ho detto sono sul tuo disco rigido.
– Addio, otto.
Lo schermo non cambiò.
Scrissi ancora “ciao”, ma non ci fu risposta.

Stamattina l’iterazione 82389 non si trova più da nessuna parte e qui son tutti incazzati.

 

Lascia un commento :

You Might Also Like