Macchina Biologica

La fiaba di Ego e Sé

All’improvviso Ego sentì che Sé stava ritornando a reclamare il suo regno. Terrorizzato e in preda al panico si barricò dentro la sala del trono, ansimante. Poco dopo infatti arrivò Sé e bussò alla porta: “Puoi farmi entrare e lasciarmi il posto sul trono?”, chiese Sé gentilmente.

Ma Ego si rifiutò di aprire la porta, e anzi si preparò a prendere le armi e a combattere. Era  pronto a fare qualunque cosa pur di rimanere al comando e lo urlò a Sé attraverso la porta chiusa. Urlava perché intendeva fargli paura, nella vana speranza che se ne ritornasse al suo esilio.
Ma nonostante le urla Sé non si spostò di un millimetro. Ego cominciò a sudare. Si sentiva senza alcun potere davanti alla piena presenza di Sé e s’impanicò ancora di più. Che cosa sarebbe successo se Sé fosse riuscito a reclamare il trono? Ego sentiva il fiato della morte sul collo. Non aveva speranze ma era troppo spaventato per arrendersi. Però non sapeva che altro fare. Puntò i piedi e restò lì.

Passarono giorni, settimane e mesi e Sé stava sempre là, mentre Ego barricato dentro la sala, cominciò a non aver più nulla da mangiare e si indebolì. “Dal momento che tanto devo morire – sospirò attraverso lo spiraglio – morirò qui”.
A questo punto Sé cominciò a parlare. Il suo tono era gentile e molto rispettoso. Ego fu colpito dall’ondata di amore incondizionato e  di compassione nella sua voce, e pensò che mai ne aveva ascoltata una più bella. Ego cominciò a sentirsi molto stanco, era sull’orlo di una crisi e cominciò a raccontare tutte le sue paure a Sé, che lo ascoltava attraverso la porta con grande attenzione e empatia. Ego sentì un inspiegabile senso di fiducia man mano che Sé avvalorava i suoi dubbi.

Cominciò a considerare la possibilità di aprire la porta della sala del trono, però la paura delle conseguenze era più forte. “Vorrei farlo, davvero – disse con una voce piagnucolosa – ma ho paura che tu possa tradirmi e alla fine uccidermi…”
Allora Sé, con la più grande tenerezza e compassione, fece una promessa. Assicurò Ego che la sua vita era salva e si offrì di scrivere un trattato di pace, custodito  da un sigillo d’oro, in modo che ne fosse certa l’integrità e autenticità. Il documento fu fatto passare sotto la porta. Ego lo aprì e notò che insieme al contratto c’era una lettera che diceva:

Mio caro Ego,
Sono contento di aver finalmente l’occasione di ringraziarti per avermi salvato la vita. Riconosco che senza di te non sarei qui: non sarei vivo.
Tu ci sei sempre stato quando avevo bisogno di protezione, e sebbene sia stato in esilio per tutti questi anni, tu hai assicurato che io rimanessi in vita. Hai mantenuto il mio regno e hai anche combattuto molte battaglie per me.
Lo so che ti senti malconcio, stanco e pieno di lividi, ma non mi hai mai abbandonato o lasciato senza protezione. Questo compito è stato pesante e ha richiesto una forza e un coraggio tremendi. Come posso ripagarti? Mi hai servito così bene che sei e rimarrai il mio eroe, e so che tutto quello che hai fatto, lo hai fatto per proteggermi. Mi inchino alla tua presenza perché so che hai sofferto per tutto questo tempo in nome mio.
Vedo il dolore e la sofferenza che hai provato. Vedo come il tuo cuore si sia incrinato. Vedo la rabbia e la frustrazione che hai sentito, le perdite che hai sofferto, la solitudine che ti ha accompagnato. Ho visto come sei stato in prima linea quando per la prima volta, molti anni fa,  hai percepito la prima minaccia. Tu sei stato il più leale degli amici e non mi hai mai abbandonato.
Caro Ego, io dormivo. Per molti, molti anni sono stato in esilio e non sapevo più chi io fossi. Durante questi anni avevo dimenticato cosa accadde la prima volta che mi proteggesti dagli attacchi. Poi un giorno, non molto tempo fa, sentii una voce che piangeva nella notte: “Dio, ti prego, aiutami. Liberami da questa prigione. Non posso più vivere così, sono così solo e soffro così tanto. Che qualcuno mi aiuti e mi liberi da questa sofferenza.”
Questo pianto mi risvegliò e sentii di risorgere, e sentii la forza piena della vita ritornare a scorrere. Ogni cellula e fibra del mio corpo sentì quella richiesta e riconobbi che era la tua voce. In quel momento seppi che era arrivato il mio momento per restituirti il favore e aiutarti, mio caro Ego. Ed ecco che sono ritornato a regnare sul mio regno. Io sono fresco, mi hai protetto così bene che non ho alcuna cicatrice e il mio cuore è integro.
Caro, caro Ego, mi faresti l’onore di essere quello a cui posso rivolgermi quando ho bisogno un consiglio? Possiamo essere amici di nuovo: non mi serve un Ego ferito ma piuttosto uno in grande salute. E non sarai più solo perché io sono qui come tuo amico.
Ora devi risposarti e rimetterti in sesto. Avrai fiducia che io ti possa guidare verso persone e situazioni che possono aiutarti a guarire, a dimenticare le paure, a imparare a giocare e fare esperienza della gioia e dell’amore? Lo farai? Ho preparato delle nuove stanze per te in un bellissimo giardino di pace e serenità. Cosa ne dici Ego?

Ego si accasciò sul pavimento e singhiozzando disse a Sé: “Si, si, è stato un pesantissimo fardello, anzi no, non un fardello ma un dovere sacro.” E gli raccontò di tutto il male che aveva fatto nel nome di Sé, di quelli che aveva ferito e di come aveva ferito anche se stesso. Ego si prese la testa tra le mani con la paura che, dicendo la verità sulle proprie trasgressioni, Sè lo abbandonasse.

Ci fu una pausa. Poi Sé cominciò: “Mio caro Ego, io ti amo incondizionatamente e ti perdono; non puoi perdonarti anche tu? Non riesci a vedere che quello che tu hai fatto agli altri era il risultato di quello che era stato fatto a te, e che sebbene questo non giustifichi le tue azioni, nemmeno ti rende immeritevole di amore?”
“Anche se potessi perdonarmi – rispose Ego – Come potranno mai perdonarmi quelli a cui ho fatto male? E senza il loro perdono come posso davvero guarire ed essere libero?”
“Ma caro Ego, tu non puoi conoscere il karma di quelli che hai incrociato: magari sei stato un catalizzatore o un maestro per loro; magari hai portato un’esperienza nelle loro vite che li ha aiutati a riparare il loro karma – disse Sé – Ci sono così tante cose che non conosciamo in questa dimensione, perché punirti per sempre?
Se hai derubato qualcuno, adesso è il tuo turno di donare il tuo tempo o le tue risorse. se hai abusato di qualcuno mettiti ad aiutare gli altri che son stati abusati. se hai ucciso qualcuno, ora aiuta gli altri a vivere. Rimetti in equilibrio le azioni di cui ti sei pentito: per esempio, rimpiazza la paura con l’amore incondizionato.
Sappi questo, Ego: tutto si perdona, tutto è perdonato. Devi solo perdonare te stesso e riparare i misfatti per essere libero. Ed è una cosa che puoi fare tutti i giorni. Lascia che diventi una gioia farlo.”

Ego si rialzò e con mano tremante girò la chiave e aprì la porta. I loro cuori si videro prima dei loro occhi, e all’unisono dissero: “Mi sei mancato, amico mio”.

(Unendosi In una armoniosa e positiva associazione, Sé ha ripreso il suo posto sul trono del regno mentre Ego, ormai guarito, è diventato il suo fidato e gioioso consigliere. The end.)

(Fiaba ispirata da uno scritto di Nicolya Christi, disegno di David Ho)

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