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La mucca spirituale

Se dovessi parlare della pratica che mi aiuta a percorrere il cammino che ho scelto di percorrere in questa vita, direi che la prima cosa che faccio è quella di mantenere chiara e presente sempre la consapevolezza della grave condizione che tutti noi, umani e animali, viviamo su questo pianeta. Ma non è per questo che mi deprimo o mi scoraggio, anzi.

Lo so. Lo sento. Lo vedo. Sono fortunata perché ho capito come funziona il gioco e, per quanto le cose possano andare male, ormai questa conoscenza ce l’ho, non mi scappa più. Può darsi che sia in una condizione migliore di tanti miei fratelli e sorelle, non so, ma ogni giorno ringrazio per questo cambiamento che è avvenuto in me, e nemmeno tanto tempo fa. Non mi sto riferendo alla mia esperienza di transitare da un genere all’altro, anche se sono convinta che sia parte integrante del mio percorso, quanto all’essenza stessa della mia esistenza: so di essere un essere spirituale, anche se qualcuno dovesse spararmi in questo momento. Ho capito che la vita è multidimensionale, che la nostra fisicità può finire, ma gli elementi spirituali che la originano non finiscono, e invece continuano in eterno.

Ho il forte sospetto che la nostra essenza originale, o anima se volete, abbia bisogno di queste incarnazioni  fisiche per imparare ed evolvere, e più esperienze fa più diventa saggia e forte, fino ad arrivare, probabilmente, a quel livello che i Buddisti chiamano “illuminazione”. Credo che questo sia molto semplicemente  il modo in cui la vita realmente funzioni. Questa è la strada segnata per tutti, ovviamenti in tempi diversi, ma tutti lì arriveremo.
Per questo non ho paura della morte, anzi non credo proprio alla morte intesa come la fine di tutto. Penso che esista molta più vita di quella che siamo in grado di vedere dalla posizione di ignoranza e di limitazione spirituale dove normalmente ci troviamo. Il motivo per cui ci troviamo in questa posizione non lo conosco bene, ma anche qui sospetto che si tratti di qualcosa di volutamente e sadicamente artefatto da forze oscure che giacciono oltre quella che chiamiamo vita fisica.

Quando vedo che un sacco di gente è depressa e triste, capisco perfettamente come si possa raggiungere quello stato. Ci sono passata molte volte anche io, fino a quando ho capito. Ora non soffro più per queste cose, non che ne sia immune, ma sto imparando ad accettare la realtà manifesta di un mondo che non posso controllare da sola: non è mio compito decidere il destino del mondo: il compito è nostro, di tutti. E questa consapevolezza fa sì che i momenti di scoramento e di infelicità non solo perdano la loro forza negativa, ma mi facciano avanzare di un altro passo nella mia comprensione del sistema.

Intendiamoci, quando dico che accetto la realtà per come è, non sto dicendo che la considero perfetta e giusta; al contrario è ingiusta e inaccettabile, ma riconosco che è una realtà più grande di me, e non mi aiuta nel cammino definirla buona o cattiva, né tantomeno combatterla utilizzando energie negative come odio, tristezza e paura. Se sei un’anima sensibile e non arrivi a fare un patto con te in questo senso rischi di finire in un brutto posto. Ti deprimi e allora cerchi qualche forma di sollievo nell’alcol, o nelle droghe o in qualche altra via di fuga sadica, masochistica o perversa, come quelle che si manifestano in questa realtà malata. L’antidoto che utilizzo è principalmente uno.

Sto parlando dell’utilizzo della Volontà. Questa è una realtà folle, insostenibile e alla fine stupida, ma è così. L’unico modo in cui posso contribuire è quello di controllarmi. Devo controllare i miei pensieri onestamente e osservare le mie emozioni, se voglio essere davvero responsabile e rispettare me stessa. Per ottenere una sorta di pacificazione della mente devo contribuire nel modo più costruttivo possibile. C’è una frase di Richard Buckminster Fuller che tengo sempre a mente: “Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda obsoleto il modello esistente.

Una chiave che utilizzo è quella dell’empatia, ovvero mettersi nei panni degli altri. E’ un talento che tutti dovrebbero sviluppare: mettersi nei panni degli altri, di tua moglie, del tuo fidanzato, dei tuoi figli, dei genitori, dei tuoi amici, degli stranieri, dei Mussulmani, dei Palestinesi, degli Africani, delle mucche da latte, dei vitelli, dei polli, dei maiali, dei pesci… più lo fai più sviluppi l’abilità di capire gli altri.

Immagina di essere il maiale confinato in una gabbia di metallo che non ti permette nemmeno di sdraiarti o una mucca da latte condannata perpetuamente a essere ingravidata per produrre, o il vitello privato di tutti gli alimenti ferrosi e tenuto al buio per rendere le sue carni morbide e anemiche. Non ci metti molto a capire che non ti piacerebbe essere nessuno di loro in questo mondo. Ma se tu fossi un vitello non spereresti che quelli che hanno potere su di te mostrassero un po’ di pietà?

Se non sei una di quelle che persone che prova e mostra pietà per gli altri, allora automaticamente i tuoi pensieri e le tue azioni stanno contribuendo a nuocere e danneggiare gli altri. Riconoscere questo significa cominciare a eliminare in modo sostanziale ogni attività che danneggia, direttamente o indirettamente, gli altri. Cominci a fare la tua parte, per quanto piccola possa essere.
Può non essere facile da fare, visto che noi umani cerchiamo sempre la strada più comoda, però se davvero vuoi raggiungere una pace genuina in te, nonostante le brutture del mondo, devi sviluppare questa qualità e allora comincerai devvero a cambiare la realtà.

Tutte le creature percorrono la stessa strada, in modi e tempi diversi, quindi ricordiamoci che anche una mucca può essere spirituale.

Con amore,
Yel

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