Macchina Biologica

L’Ascensione non è un ascensore

Ascensione è un termine conosciuto nelle comunità New Age da decenni ormai. Sta lentamente emergendo anche attraverso i canali di informazione tradizionale man mano che più persone vengono attratte nella sua orbita. Non è una cosa per pochi: per esempio, una delle principali scrittrici che si occupa del tema, Denise Le Fay, ha nel suo sito più di un milione di iscritti. In questo blog si possono trovare molti articoli che la trattano, ma, come dicevano i Latini: repetita iuvant, e quindi ne scrivo un altro.

La prima cosa da capire sull’Ascensione è che si tratta di un fenomeno esperienziale, il che significa che se non lo si sperimenta direttamente, non è che abbia molto senso. In realtà non ha molto senso nemmeno se lo si sperimenta (a-hà), e questo accade perché L’Ascensione agisce in modo non lineare e non intellettuale. Non si può programmare o decidere come ci passiamo attraverso: bisogna affogare finché non si impara a nuotare in questo mare turbolento di emozioni (ma “e ‘l naufragar m’è dolce in questo mare”, scrisse Leopardi).

In questa esperienza ci troviamo spesso a vivere alcuni sintomi, che hanno come caratteristica comune la sottrazione. Questi sono quelli più frequenti:

Perdita di relazioni significative
Perdita di amicizie importanti
Perdita del posto di lavoro o di affari in genere
Mancanza di direzione o scopo
Perdita di vitalità
Scomparsa (morte) di partner e familiari
Difficoltà con il denaro
Difficoltà con la famiglia
Difficoltà nella gestione dell’ansia (per es: autolesionismo)
Difficoltà nella sessualità (per es: dipendenza da pornografia)

Insieme a questi eventi che trasformano la nostra vita, ci sono anche molti effetti collaterali sia fisici che emotivi. Basta cercare in rete “sintomi dell’ascensione” e verificare quali siano quelli che si stanno vivendo. Più si entra nel processo e più sintomi appaiono.

Ci sono anche molte definizioni diverse della parola Ascensione: molte sono fatte nei linguaggi specializzati della metafisica, della spiritualità o dell’astrologia, e a meno che non si parli proprio una di queste lingue (o magari si pensi che siano tutte cazzate), non è siano molto utili. Una cosa però è chiara: l’ascensione non è un ascensore: nessuno ascenderà dal pianeta verso qualche costellazione lontana.

La definizione migliore che si possa dare è che si tratta di un processo evolutivo naturale, che si verifica a livello pianetario. E’ un salto quantico che fa l’evoluzione, passando per un processo che da inconscio diventa conscio. E’ ancora un po’ astratta come definizione? E allora proviamo a definirla in termini di meccanica delle emozioni: l’Ascensione è un processo di evoluzione consapevole compressa, dove per evoluzione si intende un’importante crescita personale; per consapevole si intende in grado di rispondere a degli stimoli dati, e per compressa si intende accelerata.

Al momento sono pochi quelli (e nessuno che personalmente conosco) che sono passati dall’altra parte, in quel luogo di destinazione chiamato Quinta Dimensione; ma ne conosco alcuni (me compresa) che stanno passando attraverso la fase ricostruttiva del fenomeno. Perché, insieme alla sottrazione (distruzione) bisogna costruire.

L’Ascensione è un processo senziente (dotato di senso) che ci accompagna fuori dalla visione competitiva che ha dominato il pianeta negli ultimi settemila anni circa, e ci riconnette in una nuova modalità cooperativa. Lo fa attraverso una traiettoria specifica, con dei segnaposti progressivi ben definiti. C’è un post che ho scritto tempo fa che ne parla diffusamente: L’imbuto iperbolico dell’Ascensione.

Il processo funziona mettendoci faccia a faccia (o più spesso, sbattendoci in faccia) ogni credenza e visione limitante e giudicante che è sepolta nel nostro inconscio. E per ogni, intendo veramente ogni. Non ci è consentito decidere se affrontare una questione, né scegliere quale affrontare e quale invece lasciare seppellita sotto un bel vaso di fiori. Come si è detto sono esperienze distruttive: ma servono a portare alla luce tutte quei blocchi nascosti nell’inconscio. Adesso forse è più chiaro e possiamo dire che l’Ascensione è proprio il processo di rendere l’inconscio conscio. E come diceva il buon Carl Gustav (Jung): “Finché non rendi conscio l’inconscio, questo dirigerà la tua vita e lo chiamerai fato”.
Al che il dissacrante umorista Karl Kraus rispose con “Il mio inconscio sa più del conscio dello psicologo di quanto il suo conscio non sappia del mio inconscio”.

L’Ascensione è come il bruco che si trasforma in farfalla. Da un essere così-così (non ho niente contro i bruchi ovviamente, è solo una forma diversa e meno carina, diciamo) esce un altro essere bellissimo, e che vola.
Però per poterlo fare deve murarsi vivo dentro il suo bozzolo e letteralmente sciogliersi in un brodino primordiale, privo anche di qualunque DNA riconoscibile. Non deve essere piacevole per il bruco.

L’Ascensione è un processo che rende sobri e umili. Non è qualcosa che può esser fatta in modo apatico, o cercando qualcun altro che la faccia al posto nostro.  Sta a noi scegliere di farlo. Sta a noi impegnarci. Sta a noi accettare di prenderci la responsabilità della nostra evoluzione personale.
Bisogna fare le scale, che fanno sudare.

Con amore,

Yel

 

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