Macchina Biologica

Perversamente consapevoli: l’erotismo spirituale

Kink è una parola inglese che solitamente viene tradotta come “capriccio”, “bizzarria”, “eccentricità” o anche “perversione”, se intesa in senso prettamente sessuale, ma sebbene l’avessi da sempre connessa a certe pratiche erotiche non ne avevo mai ben compreso il significato, finora. Conscious Kink è un termine che definisce quelle pratiche sessuali che hanno il fine di aumentare la consapevolezza: una via per lo spirito che passa per il corpo. Così come fa, per esempio il Tantra, o meglio il sesso tantrico.
E’ un’estate di grandi trasformazioni questa – almeno per me – e vi voglio raccontare come queste parole, e quello che si portano appresso, stiano avendo un grande impatto sulla mia vita e sul mio percorso spirituale.

Circa un mesetto fa mi è capitato di leggere un articolo molto bello sulla connessione tra il cammino spirituale e l’esperienza transgender. Non era una novità per me, conoscevo le antiche tradizioni e conoscenze  dei nativi americani a proposito dei “two spirits”, ovvero le persone che non si identificano nel genere di nascita e che portano in sé le due energie, maschile e femminile, così come avevo studiato gli antichi miti sumeri e le tradizioni legate al sacerdozio transgender nel culto della dea Cibele.  L’articolo faceva riferimento ad un festival che sarebbe cominciato di lì a poco nella campagna inglese del Somerset, in Inghilterra, a pochi chilometri da Glastonbury, che si dice sia dove risiede il chakra del cuore della Terra. Il nome dell’evento si fregiava del titolo di  Festival della Spiritualità, Sessualità e Tantra Queer (“Queer”, è tradotto di nuovo come: “strano”, “bizzarro” e volgarmente “frocio”). La Teoria Queer in realtà è molto più di queste banali definizioni, per informazioni vi rimando alla voce di wikipedia qui.
Con la mia consueta impulsività, carta di credito alla mano, nella mattinata ho quindi prenotato un volo per Bristol e il mio posto tuttocompreso per il festival, dove poi sono rimasta per l’intera settimana scorsa.

Prima di raccontarvi quello che mi è accaduto (nei limiti che la mia privacy permette) voglio accennare a quella che è stata per molto tempo la mia visione del percorso spirituale, e più in generale della vita, pesantemente marchiata e limitata dal senso del peccato, che quasi tutti noi, qui in Italia, viviamo a causa dell’imprinting culturale del cattolicesimo (ma anche Spagna e paesi latini non stanno molto meglio).

Che io mi ricordi ci son sempre state due pulsioni in me, due forze che hanno sempre lottato forsennatamente una contro l’altra, conquistandosi temporaneamente a turno la vittoria, e per breve tempo. In sintesi una è la forza che potrei definire “angelica”, quella che appare fatta di luce, castità e spirito divino; l’altra invece la potrei chiamare “diabolica”, portatrice di oscurità, erotismo e spirito demoniaco. Queste due pulsioni hanno sempre faticato a trovare un accordo, e mi sono trovata a vivere periodi della mia vita dove una escludeva l’altra: una volta era il mio corpo e i suoi desideri a organizzare e progettare la quotidianità, un’altra volta era la mia mente e e le sue aspirazioni. Come avrete notato in questa dicotomia tra corpo e mente, manca lo spirito. Sì, manca, perché mi rendo conto ora che in effetti non ha mai preso parte a questa diatriba: se n’è stato sempre lì, tranquillo, a osservare la mia evoluzione, attendendo pazientemente che mi sbrogliassi le cose da sola.

Per quanto mi sforzassi di trovare un ponte che collegasse le due forze, non ci riuscivo. Se camminavo lungo il percorso angelico, arrivavo sempre ad un punto in cui la negazione del corpo e dei suoi desideri mi rendevano fredda e distaccata, separata dal mondo e dai suoi abitanti; se invece percorrevo il sentiero diabolico entravo in un tunnel di sensi di colpa e perdevo il senso di quello che stavo cercando, con un simile risultato di freddezza e distacco. In entrambi i casi arrivavo sempre a sentire la mancanza di quella gioia di vivere che celebra e santifica la vita stessa.

Fin dalla prima sera, con tutti gli ottanta partecipanti riuniti in una sala con un drago troneggiante che spuntava dalla parete, ho percepito che l’energia vibrante in quel posto era quella dell’amore. L’ho sentita formicolare sul palmo delle mani e poi vibrare nel resto del corpo e quando abbiamo cominciato a muoverci per mano in spirale, incontrando silenziosamente gli occhi di ciascuno , sono stata investita da un’onda di commozione gioiosa e ho capito che ero arrivata nel posto giusto.

Quello che abbiamo fatto nei giorni seguenti è stato un susseguirsi di workshops e incontri tutti incentrati tra la relazione tra il corpo (la sessualità, perché il corpo è essenzialmente sessuale) e lo spirito (l’energia creatrice, e anche questa è essenzialmente sessuale). Ho frequentato laboratori dove si imparava a gestire l’energia sessuale, a scoprire i mille modi per toccare e scoprire il proprio corpo e quello degli altri; ho imparato alcune regole fondamentali per praticare tecniche di BDSM* conscio, utilizzate con il fine di aumentare  la propria consapevolezza; ho avuto accenni di Shadow Tantra, le tecniche per far emergere la nostra parte in ombra, quella che teniamo nascosta per paura e per costrizioni sociali.

Spesso, quando sentiamo parlare di queste cose, si aprono dei files di violenza e satanismo che ci inquietano e ci spaventano (almeno così capitava a me) e sebbene in giro ci siano molte persone che utilizzano queste modalità per il semplice piacere animalesco, ho scoperto che invece sono delle pratiche che possono condurre a stati di alterazione percettiva molto simili a quelli che si hanno con la meditazione, lo yoga e altre tecniche spirituali. Come giustamente veniva ricordato nei laboratori, il Conscious Kink può essere praticato in modo totalmente inconsapevole (come quasi sempre accade per il sesso) e a volte le pulsioni che spingono a farlo provengono da luoghi “fucked up” (incasinati) e non da condizioni mentali sane e consapevoli. E c’è un’enorme differenza.

Il Conscious Kink fa comprendere che l’esplorazione dei propri feticci personali ha un effetto potenziale molto profondo. Spesso produce un grande processo di guarigione, come afferma anche la dottrina psicologica recente. Durante le pratiche si ottiene una produzione di rilasci emotivi, esperienze spirituali, guarigioni profonde e stati alterati di coscienza. Che sono le stesse cose a cui le tradizioni spirituali tendono per l’evoluzione personale all’illuminazione. Il Conscious Kink lo fa sviluppando strumenti e tecniche per immergersi in queste esperienze e, così facendo crea una mappa potente e meravigliosa del nostro mondo erotico interiore. In sostanza ci aiuta ad illuminare quelle parti oscure che ci impediscono di essere totalmente quello che siamo. E’ un viaggio dal valore inestimabile. Sembra strano che utilizzare pratiche come la sculacciata, il bondage, la fustigazione con fruste e flagelli, i giochi di ruolo dominante-sottomesso, lo schiaffeggiare o il tirare i capelli possano agire come strumenti per una maggiore consapevolezza, ma che dire allora di tutte le tradizioni religiose o sciamaniche che fanno uso del dolore per accedere a stati superiori?

Quando ho chiesto un incontro privato con uno degli insegnanti (definiti “facilitatori”, e mi sembra più bello) per domandargli come risolvere la mia incapacità di accordare le mie due pulsioni interiori, mi ha risposto solo così: “Una strada è quella che ti serve per trovare il divino fuori di te, l’altra è quella invece che ti porta al divino dentro di te”.

Era così semplice.

Con amore anche fisico,
Yel

 

*Il BDSM è un acronimo che sta per Bondage & Disciplina, Dominazione e Sottomissione, e Sadismo e Masochismo, e identifica una vasta gamma di pratiche relazionali e/o erotiche che permettono di condividere fantasie basate sul dolore, il disequilibrio di potere e/o l’umiliazione tra due o più partner adulti e consenzienti che traggono da queste soddisfazione e piacere.

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