Macchina Biologica

Saltando gli Ostacoli

Vi siete mai domandati quale sia il nostro tallone d’Achille? Quel blocco in cui inciampiamo in ogni benedetto istante della nostra vita; quella borsa che ci portiamo appresso da sempre, piena zeppa delle nostre paure e illusioni.
E’ il nostro ostacolo principale al vivere una vita serena, attiva e consapevole, e proprio perché è una componente dominante, a volte non è per nulla facile riconoscere di cosa si tratta, o anche se riusciamo a teorizzarla, non è facile vederla in azione.

Ognuno di noi  possiede almeno un ostacolo che si può manifestare in modo più o meno potente e può, naturalmente variare nel tempo, se le circostanze cambiano o, meglio ancora, se lavoriamo attivamente per neutralizzarlo: lo saltiamo, insomma, come si fa nella disciplina dell’atletica. Un compito importante della nostra vita è infatti quello di eliminare l’ostacolo principale.  Solo così possiamo avanzare rapidamente verso l’obiettivo principale che ci siamo posti. A volte però l’ostacolo agisce sulla nostra vita così pesantemente che la sua manifestazione ci può rendere mentalmente instabili e creare nevrosi e psicosi.

Faccio un esempio: il mio ostacolo principale è l’impazienza, e nella sua manifestazione estrema mi ha procurato non pochi problemi con l’automobile, collezionando multe per eccesso di velocità e produzione di sbotti d’ira improvvisa nei confronti degli altri conducenti che mi stavano rallentando, tagliando strade e saltando code. Una volta ho rischiato una rissa con un altro guidatore, probabilmente anche lui vittima dell’impazienza. Nella sua manifestazione meno estrema mi ha portato ad essere spesso di fretta, ad interrompere gli altri mentre stanno parlando, a voler fare più cose contemporaneamente, con il risultato di farle tutte male.

Gli ostacoli possono manifestarsi in modi molto evidenti oppure molto sottili: se due persone possiedono entrambe l’ostacolo dell’autodistruzione, in una lo si può vedere chiaramente nel fatto che beve o si droga fino a morirne, in un’altra invece l’autodistruzione si manifesta come una fatale malattia terminale. Sebbene non sempre la causa di una malattia come il cancro dipenda da un ostacolo, la metamedicina afferma che ogni forma tumorale deriva da una ferita psicologica non curata che abbiamo ricevuto nell’infanzia, e precisamente da una di queste: rifiuto, abbandono, umiliazione, tradimento, indifferenza.

Gli ostacoli sono attivati dalla paura e contengono due poli al loro interno: uno che possiamo definire positivo e l’altro negativo; ma poiché questi poli sono prodotti comunque dalla paura, quello positivo è ugualmente negativo: diciamo che rappresenta il male minore. Sempre facendo un esempio con la mia impazienza: il polo negativo è l’intolleranza – chiaramente negativo – mentre quello positivo – l’audacia – potrebbe sembrare una buona cosa, ma è un’audacia stupida che mi porta a rischiare inutilmente (e spesso a farmi fisicamente del male). Possiamo dire che il polo positivo di un ostacolo è un’imitazione falsa e finta di una caratteristica positiva.

L’ironia è che la falsa personalità (l’ego) crea questi ostacoli come misura difensiva: crede di far bene, ma in realtà, così facendo rende le cose peggiori perché genera delle risposte inappropriate, e una volta che la paura si presenta è garantito che produrrà altra paura, perché la risposta non funziona. Per esempio, un paio d’estati fa ero in ritardo per ben due appuntamenti che avevo dato a due persone diverse, più o meno alla stessa ora. La mia impazienza mi ha fatto inforcare con disattenzione irritata la bicicletta e il pedale mi ha squarciato la pelle sulla tibia, provocandomi una profonda ferita che mi ha fatto ulteriormente ritardare, oltre che soffrire.

Questi sono i sette ostacoli che ci accompagnano nella vita. Come già detto ognuno di noi ne possiede uno principale, più un paio secondari, anche se in effetti, li sperimentiamo tutti e sette a seconda delle diverse circostanze.

ARROGANZA
L’arroganza nasce dalla paura della vulnerabiltà, ovvero, dal punto di vista dell’ego: se gli altri mi criticano, morirò. Si ha paura di essere giudicati e di essere valutati mancanti di qualcosa. Opera come una difesa in attacco: la persona arrogante spera che, criticando quelli che appaiono come una minaccia prima che loro critichino lei, allora sarà in salvo. A volte l’arroganza si rivolge verso sé stessi, criticandosi prima che qualcun altro lo faccia. In questo modo si spera di apparire perfetti, così che nessuno possa giudicarci. Il polo negativo dell’arroganza è la vanità, mentre quello positivo è l’orgoglio. Quello che l’arroganza raccoglie è una serie di figuracce.

AUTOSVALUTAZIONE
Sullo stesso asse, ma dal lato opposto, c’è l’autosvalutazione o autodenigrazione, che nasce dalla paura di essere inadeguati. L’ego qui si dice: se non posso migliorarmi e diventare in qualche modo adeguato, morirò. Non ha molto a che fare con il mondo esterno, quanto con quello interiore: una persona che si autosvaluta non riesce ad essere d’ispirazione per sé; sente di non avere in sé quel che ci vuole per essere all’altezza. Si vede più piccola di quel che è, mentre l’arrogante si vede più grande. Il polo negativo dell’auosvalutazione è la degradazione, quello positivo è l’umiltà, ma quella falsa, nata dalla paura. Qui si collezionano una serie di passi falsi e gaffes.

AVIDITA’
L’avidità è la paura di non avere abbastanza, non importa quanto si abbia. Si vuole a tutti costi qualcosa, pensando che quel qualcosa potrà riempire il vuoto dentro di sé. L’avidità è specializzata, nel senso che non opera in modo universale: tende a fissarsi su un’area specifica, che può essere il denaro, il cibo, l’attenzione, l’amore, l’esperienza, e così via. La paura dell’ego è: se non ho abbastanza, morirò. L’avidità si costruisce solitamente intorno a qualche sostituto dell’amore dei genitori: tipo, se una madre fredda e distante rimpinza di cibo, per il suo senso di colpa, il figlio, questo comincerà in automatico a cercare cibo come sostituto dell’amore materno. Stessa cosa per il denaro. Il polo negativo dell’avidità è la voracità; quello positivo è l’egoismo. Gli effetti che si raccolgono sono molte perdite.

AUTODISTRUZIONE
L’autodistruzione nasce dalla paura di perdere il controllo. L’ego dice qui: se perdo il controllo, morirò. E’ in relazione spesso ad un’infanzia trascurata che produce una sensazione di mancanza di struttura esterna a cui appoggiarsi. Spesso conduce ad una sorta di autodisciplina come forma di compensazione, cosa che sembra opposta alla consueta visione dell’autodistruzione relativa a uno che si distrugge con l’alcol, ma sono i due manici della stessa pentola. Chi vive una dipendenza, per esempio, oscilla tra l’abbuffata e la purga. Il polo negativo dell’autodistruzione è l’immolazione, quello positivo è il sacrificio (ma rende sacro il falso sé). Si collezionano disfunzioni.

IMPAZIENZA
L’impazienza è una paura abituale e irrazionale di perdersi quel che potrebbe essere. L’ego dice: se non vinco la gara contro il tempo, mi perderò tutto e morirò. Il tempo è una componente importante in questo ostacolo: ci sono certi che arrivano cronicamente in ritardo agli appuntamenti perché hanno cercato di fare altre cose prima di uscire, per non perdersi nulla; altri invece che arrivano sempre troppo presto perchè non vogliono perdersi quello che accadrà, e poi sono impazienti che cominci, e impazienti che finisca, per vincere questa gara con il tempo.  Ma si può essere impazienti anche con sé stessi, spingendosi a fare molte cose in parallelo, non riuscendo bene in alcuna, o essere impazienti quando non comprendiamo che gli altri possono essere diversi da noi. Il polo negativo dell’impazienza è l’intolleranza, quello positivo è l’audacia (stupida, come ho detto). Si raccolgono molte delusioni.

MARTIRIO
Il martirio si può raffigurare come una sofferenza proclamata a voce alta (come quelle dei santi) o come una manipolazione silenziosa (come l’automartirio di certe madri). Nasce dalla paura di essere inetti e non meritevoli, e spesso si manifesta (come tutti gli altri ostacoli) in modi sottili, come il mal di schiena cronico in persone che non si lamentano né si comportano come martiri. L’ego dice: se non divento meritevole provando il mio valore, morirò. Al contrario dell’autosvalutazione il martirio è rivolto verso l’esterno, ovvero la paura di non poter provare agli altri il proprio valore.  Ora, è vero che esistono delle influenze negative che sono oltre il nostro controllo, ma chi si trova nel martirio tende a considerarle conferme di essere una vittima del destino. Tra tutti gli ostacoli questo e l’autosvalutazione sono quelli che producono più difficoltà, soprattutto quando sono vissuti inconsapevolmente. Il polo negativo è la mortificazione, quello positivo è l’abnegazione. Si collezionano derisioni.

TESTARDAGGINE
Raramente le persone ammettono di essere testarde, ed è spesso presente proprio in quelle che persone che pensano di non esserlo e invece lo sono. E’ causata dalla paura del cambiamento e delle nuove situazioni. L’ego dice: se le cose cambiano, morirò. Si manifesta non tanto nel fare testardamente qualcosa, quanto nel non farlo e rimanere piantati sui propri tacchi senza muoversi. Uno testardo è inflessibile ed è difficile averci a che fare, vuole andare solo per la strada che considera l’unica giusta (la sua). La testardaggine si può mascherare da perseveranza o  integrità, o anche come scetticismo e cinismo, fino alla discriminazione. Per capire se uno è semplicemente integro o testardo, nascendo dalla paura, la testardaggine risulta molto fredda e spiacevole. Il polo negativo è l’ostinazione, quello positivo è la determinazione (a tutti i costi, sul modello se indietreggio uccidetemi). Si raccolgono disastri.

Una nota interessante: gli ostacoli sono abbinati due a due, e si trovano agli estremi di un asse che li collega. Cioè, significa che quando il nostro ostacolo principale si “scarica”, si passa automaticamente a quello opposto. Così dall’arroganza si passa all’autosvalutazione; dall’avidità all’autodistruzione e dall’impazienza al martirio. La testardaggine non ha il suo opposto: è testarda, appunto. 🙂

Con amore (impaziente),
Yel


Lascia un commento :

You Might Also Like