MICHAEL TEACHINGS

Si, ma quanti siete?

“Un fiorino!” rispondeva il gabelliere svogliato a Benigni e Troisi nel film “Non ci resta che piangere”, richiamandoli al pagamento dell’imposta obbligatoria per valicare il confine. Nella scena non si capisce se la tassa di un fiorino fosse procapite, o per entrambi, compresi tutto il carretto e mercanzia, ma mi è venuta in mente pensando ad un titolo per questo articolo, che tratta il tema delle sub-personalità.

Ognuno di noi ha una sua propria personalità, costituita dall’insieme di caratteristiche psicologiche, comportamentali e relazionali che ci rendono riconoscibili e ci distinguono dagli altri. In latino “personam” indicava la maschera che nel teatro classico greco e romano gli attori portavano sul volto; ogni personaggio aveva una sua maschera tipica che rappresentava in modo fisso e costante le caratteristiche che lo rendevano riconoscibile.
Una sub-personalità è una parte della nostra personalità, ovvero del nostro modo di essere e di esprimerci, che nasce da un nostro bisogno, desiderio o paura, intorno a cui si struttura e organizza una particolare modalità di usare il corpo, di muoversi, di parlare, di pensare o di percepire la realtà, che veicola specifici atteggiamenti, credenze, convinzioni ed emozioni. Una sub-personalità è quindi una maschera che indossiamo e che ci caratterizza in modo tipico.

Ognuno di noi possiede una personalità principale (chiamata “personalità di controllo”) che definisce le regole basilari da cui originano le nostre pulsioni e il nostro modo di essere: si può essere fondamentalmente una persona appassionata o, al contrario una persona repressa; si può essere un leader oppure un gregario; si può essere lenti e rilassati, oppure costantemente perseveranti. La personalità principale definisce chi siamo generalmente. Ma le persone non sono così semplici.

Ognuno di noi possiede diverse e numerose voci dentro di sé che provengono dall’imprinting ricevuto dalla famiglia, dall’educazione, dalla società, dalla tv e dagli altri media, da ogni libro che si è letto, da ogni idea filosofica che si è appresa, e alcune di queste influenze arrivano anche da vite precedenti e dai ruoli archetipici che abbiamo espresso.
Per esempio, ognuno di noi ha al suo interno quella persona che vuole essere degna d’onore, coraggiosa, gentile, che si prende cura del mondo, che protegge e difende gli innocenti, che diventa il cavaliere bianco che va alla carica per salvare la principessa e uccidere il drago. E non importa di che genere si sia, ognuno ha questa parte che vuole essere buona, pura e piena di dignità.

Ma ognuno di noi ha anche quella parte che vuole sentirsi indifesa, inerme e che desidera essere protetta, che qualcun altro prenda il comando così da potersi rilassare. E abbiamo anche quella parte che vuole sesso più di ogni altra cosa – non importa in che modo – , è una parte che ha grandi appetiti lussuriosi e che non vuole siano negati.
Poi c’è una parte che vuole la spiritualità più di tutto: che vorrebbe escludere qualunque altra cosa pur di essere altamente spirituale, una che segue il cammino superiore e fa il giusto e segue la morale in ogni istante.

Poi c’è la parte che critica costantemente, che dice continuamente cosa stiamo facendo di sbagliato. E’ quella voce che dice: “Stupido che sei, hai veramente rovinato tutto stavolta. Non posso credere che tu abbia detto quelle cose. Che imbecille.” E’ una voce che ascoltiamo più spesso delle altre. E c’è anche una sub-personalità suicida, quella che vuole solo ammazzarsi, quando le cose sembra non abbiano più un senso, come c’è quella che si innamora costantemente di qualunque cosa: degli altri, dei cuccioli, di un cibo o di uno sport, tanto per fare esempi.

Quindi, dentro di noi, abbiamo molte diverse e varie sub-personalità, alle quali possiamo anche dare un nome, così da riconoscerle, e ognuna di esse parla con una voce differente ed ha un’opinione differente, a seconda dell’argomento, dello stato d’animo o di quello che sta accadendo nella nostra vita. E queste sub-personalità non vanno sempre d’accordo.

C’è quella che vuole apprendere, che vuol conoscere tutto, che vuole essere in grado di sostenere conversazioni intelligenti con gli altri e vuole che le sue parole facciano la differenza; è quella voce che dice: “Studia, prendi il diploma, prendi una laurea, così poi gli altri ti ascolteranno.”
Ma c’è anche quella che dice: “Va’ che bel sole! Andiamo al mare! Vuoi stare seduto in classe con questa giornata? Sei impazzito? Andiamo in mezzo alla natura, facciamo capriole nell’erba! Oppure andiamo a quell’appuntamento che sembra promettente…”

La sub-personalità più profonda, viscerale e disgustosa è però anche quella che ci aiuta di più nella sopravvivenza. Chiamiamola “melma”, tanto per darle un nome. La melma è quella parte che mentirà, tradirà, ruberà e ucciderà e farà qualunque cosa pur di sopravvivere. Ma è anche quella parte che ci tiene in vita, che ci spinge a trovare modi per riuscire a controllare la situazione quando le cose vanno a rotoli. Ci stimola a volere, a desiderare e determinare come riuscire, a tutti i costi. E non c’è nulla di disgustoso che non faccia per far sì che possiamo vincere.

Ora, il punto è che tutte queste sub-personalità sono tutte importanti e tutte devono potersi esprimere. Senza di esse si è una persona che manca, sostanzialmente, di carattere e spesso questa è una caratteristica delle anime neonate, che non hanno ancora sviluppato le loro sub-personalità e non possiedono la molteplicità di voci delle anime più vecchie. E spesso si pensa che una persona così è da internare, è patologica perché mostra ovviamente una deficienza mentale o emotiva ed è meglio rinchiuderla per un po’, o portarla da uno psicologo che potrà fare grandi e lunghi discorsi su quel che c’è di sbagliato in lei. Ma fondamentalmente quello che manca è il non avere sviluppato ancora le sue sub-personalità.

Potrebbe sembrare meglio non avere quella voce critica che ci dice costantemente quel che facciamo di sbagliato, ma se non ci fosse, quando vogliamo qualcosa, ci butteremmo a capofitto a farlo, per soddisfare qualunque bisogno vogliamo soddisfare, e che cosa ci impedirebbe di ferire o uccidere gli altri solo perché non ci importa di notarlo? Ben poco.

Oppure, la maggior parte delle persone fa resistenza verso la “melma” e il motivo è chiaro: non è quella che possiamo definire una “bella persona” quella che agisce manipolando gli altri per ottenere quello che vuole per sopravvivere. La melma assomiglia a qualcuno che è troppo rozzo, troppo grossolano, troppo crudele e troppo perfido per avere uno spazio tra le nostre voci, ma se non si esprime un pizzico di melma non si ha alcun istinto di sopravvivenza. E diventa allora molto, molto facile dire: “Lasciamo perdere. La vita è troppo difficile. Finiamola qui.” e diventa facile lasciare che la voce suicida si faccia avanti e proceda all’autodistruzione, con la droga, oppure buttandosi sotto un treno, o lasciandosi morire di fame e sete, o permettendo passivamente che la propria vita si trascini senza significato, facendoci diventare dei tappetini o dei martiri perché non siamo in contatto con quella parte di noi che vuole, più delle altre, sopravvivere.

Nel corso dei secoli abbiamo sviluppato sempre più melma, l’abbiamo rinforzata sempre di più perché sappiamo che dal momento in cui veniamo qui, è importante sopravvivere fino a che non si finisce il lavoro. Più vite si sono vissute, più diventa chiaro che dobbiamo essere in grado di viverle completamente per poterne tirar fuori qualcosa. E le vite che sono vissute a metà, dove non si impara granché, sono una gran perdita di tempo.
Ci diciamo un sacco di stronzate che non hanno alcun significato così quando poi arriviamo al piano astrale, una volta che la vita fisica è terminata, i nostri amici ci dicono “E allora? Come è andata?”
E noi rispondiamo “Mah. Non ho imparato quasi nulla. Sono rimasto seduto là a lamentarmi un sacco e a compatirmi. Nessuno si interessava a me, e nessuno mi voleva come partner e son stato da solo, senza molti amici, facendo un lavoro per il quale non impazzivo per anni e anni, fino a che una notte son morto nel sonno.”

Questa fortunatamente è una cosa che accade poche volte, perché si realizza che quel che dobbiamo fare è andare là nel mondo fisico e fare quel che è necessario per vincere, per riuscire, per essere forti e capaci. E tutto quel che dobbiamo fare è tenere le redini di quella nostra parte oscura, così che non rubi e non tradisca, perché non ne ha bisogno. La si lascia agire per la nostra sopravvivenza e riuscita, ma la si tiene sotto controllo.

Tutte le sub-personalità hanno una loro voce, e come abbiamo detto, non vanno spesso d’accordo. Una voce dice, “Devi andare a scuola,” e un’altra risponde, “No, c’è il sole, voglio giocare”. Oppure una dice, “Dovresti davvero trovarti un altro lavoro”, e l’altra voce risponde, “Son troppo timido e nessuno mi vorrà assumere.” Solitamente queste voci si mostrano a coppie, una contro l’altra, ed è così che nascono i conflitti interiori. Abbiamo un intero comitato dentro di noi che spesso si comporta come una assemblea di condominio, dove non c’è uno che voglia la stessa cosa dell’altro. E allora che si fa?

Le si ascolta, si entra in contatto con queste sub-personalità e si vaglia quello che ciascuna di esse ha da dire, quali sono i rispettivi sentimenti e i punti di vista e poi, noi – la personalità di controllo – dopo aver ascoltato e vagliato, prendiamo una decisione: siamo quelli che alla fine devono decidere: non stiamo lì a farci girare i pollici tutto il giorno, o andiamo a scuola o andiamo al mare; o cambiamo lavoro o non lo facciamo.
Ci è consentito star lì senza prendere decisioni per poco tempo, perché se insistiamo col dirci, “Non so cosa voglio” si finisce col fare una di queste due cose: o si muore vecchi e annoiati dopo una vita senza senso, oppure si è costretti a prendere una decisione passivamente, il che non è mai la miglior scelta che si possa fare.
E’ chiaro che cosa si può ottenere dalla scelta A, come è chiaro cosa si può avere dalla scelta B. La scelta C, che è quella dove si sta seduti e si lascia che l’universo scelga per noi, è un atteggiamento da martire e comunica alla nostra Essenza “Questa persona ha bisogno di una lezione in determinatezza. Questa persona dice che è martirizzata. Questa persona ha bisogno un bel calcio nel didietro.”
E state sicuri che il calcio arriverà di corsa, garantito.

Con Amore,

Yel



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