Macchina Biologica

Transpiritualità 2: Dietro le tende, Oltre il velo

Questo testo, è tratto da un libro intitolato “Transgender Spirituality: Man into Goddess” (Spiritualità Transgenere: Uomo in Dea), scritto da Sakhi Bhava e pubblicato nel 2012. La libera traduzione è mia.

Molto spesso, più di quanto la gente possa immaginare, dentro appartamenti oscurati dalle tende, in stanze d’albergo sigillate, in soffitte polverose o cantine buie avviene una scena di questo tipo:

Un uomo o un ragazzo si affretta eccitato, chiude le porte e tira le tende, assaporando il brivido dell’anticipazione. Con dita tremanti apre l’armadio della madre, o i cassetti della sorella, o una sua valigia segreta; sceglie un vestito, un reggiseno, delle mutandine – tutto l’occorrente per vestirsi completamente da donna. Nell’abbigliarsi il suo corpo sembra alterarsi, come se si espandesse nei nuovi confini del suo abbigliamento. I suoi movimenti diventano graziosi e delicati, la sua mente è in pace e il suo cuore pulsa eccitato e libero.Si specchia volteggiando nello specchio, guarda la gonna che ondeggia, il finto seno sotto il tessuto, le gambe lisce.

Comincia a truccarsi: con molta attenzione scolpisce le sopracciglia, disegna gli occhi e la bocca fino a che non intravvede un bagliore di bellezza femminile. Rimanda un dolce sorriso allo specchio. Ha i capelli già lunghi e se li pettina dietro le orecchie, li fa scendere sulle spalle, oppure si adorna di una parrucca dal taglio femminile.
Ora è completo. Il sorriso non lascia la sua faccia, si sistema i capelli, guarda il suo nuovo profilo allo specchio. Sembra camminare sull’aria. Alla fine si sente così completamente donna e sembra così decisamente donna, che si eccita eroticamente.

Col tempo potrà forse imparare a sopprimere questa reazione, ma all’inizio è quasi sempre presente, è come se offrisse alla propria femminilità il complemento di rispondere ad essa come un uomo. Si masturba, forse fantasticando di essere la donna con cui sta facendo l’amore. Il culmine è quasi insopportabile,  un’ estasi voluttuosa tra seta e pizzi.  Alla fine si rialza, si sente pesante e svogliato, i movimenti ritornano grezzi e mascolini, si toglie il vestito, il reggiseno, le calze e si può sentire vergognoso e umiliato. Magari giura che non lo farà mai più, ma sa che l’impulso tornerà, perché non può dimenticare il brivido e la gioia.

Si stima che la percentuale di uomini occidentali che ha sperimentato qualcosa di simile nella loro vita sia tra il tre e il cinque per cento. Per quelli che poi ripetono l’esperienza molte volte, come la maggioranza fa, il climax masturbatorio viene progressivamente sostituito da lunghi periodi come donna, uscendo di casa vestita, unendosi ad altri con le stesse necessità e anche estendendo la femminilizzazione al punto di trasformare il corpo con gli ormoni e la chirurgia. Pochi di loro sono consapevoli di seguire un sentiero che è stato ben tracciato in altre culture e in altri tempi, o che il rituale di femminilizzarsi – che è simile in tutto il mondo – sia un processo sacro, con profondi significati e grandi ricompense.

In un tempio antico, oppure in una radura di una foresta, o dentro una capanna di canne, un santone, o un sacerdote o uno sciamano, si toglie con riverenza i paramenti sacri dal petto e si prostra in ginocchio, offrendo all’effige di una dea, o una statua o una visualizzazione di una dea, pregando per una benedizione e per essere investito del suo potere.
Con lenti e graziosi movimenti indossa i vestiti e gli ornamenti di una donna, acconcia i lunghi capelli in maniera femminile. Mentalmente si ripete il nome della dea, o una preghiera associata a lei e conferma l’identificazione con lei. Sente il fuoco divino della sua presenza dentro il suo corpo. Comincia a danzare. I suoi movimenti sono femminili, i fianchi ondeggiano e la testa si muove a tempo. Il suo cuore è imbevuto di tenero amore come una ragazza, oppure di rigida forza come un’amazzone o ancora di compassione materna – dipende dal suo umore o dal temperamento della dea. Non c’è nulla di mascolino nei suoi pensieri, sentimenti e azioni.

Ora è pronto per la venerazione. Consacra, fa offerte e addobba l’immagine della divinità femminile, oppure diventa lui stesso quell’immagine e benedice un gruppo di devoti. Guarda negli occhi degli uomini – ed è la loro madre, ed essi l’onorano con timore e rispetto. Guarda negli occhi delle donne – ed è la loro sorella, ed esse le sorridono e condividono il giubilo.
Dentro di sè sente il pulsare dell’energia sessuale, la tensione e l’eccitamento mentre gli opposti si mescolano e si connettono. Con il canto, la danza, gli atti di devozione e la preghiera armonizza il suo essere interiore. Diventa la Dea che contiene e trascende il maschio e la femmina. Condivide la sua completezza. Si è unito con la Fonte.

L’impulso che motiva il travestimento nel moderno mondo occidentale e quello del sacerdote o sciamano è lo stesso: avere una esperienza profonda e completa del femminino. Però per il travestito il punto centrale rimane esterno: apparire e agire come una donna. Per il sacerdote o lo sciamano, l’obiettivo è interno: fare esperienza della dea dentro sè.

Camille Paglia, nel libro Sexual Personae, dice categoricamente che “un uomo che indossa vestiti da donna sta cercando Dio”. Questa prospettiva , questa comprensione, può aiutare tutte le varianti di genere ad accettare e aver cura dei loro desideri e vedere che non sono una maledizione o un’impurità, ma al contrario una benedizione rara e speciale.

Disegno di Morgan Van Heerden/The Art Squad

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