Entrando nel Vuoto

 Non so voi ma io sono entrata nel Vuoto da un po’. Il Vuoto di cui parlo non è quello che viene spesso descritto negli insegnamenti spirituali, come quella realtà di spazio e beatitudine che accade a chi si risveglia e supera l’identificazione con l’ego.

No, il Vuoto di cui parlo si riferisce ad uno stato di piattezza e aridità nel quale lo stesso ego sperimenta la propria morte. E’ una specie di spazio vuoto che sta proprio nel mezzo di quella che è stata la nostra vita e quella che sarà. E’ un passaggio necessario e naturale nel quale abbiamo l’opportunità di rilasciare il passato e aprirci al nuovo che sta nascendo.

In questo Vuoto il distacco e il ritirarsi dal mondo diventano primari. Dopo aver magari tentato di ricreare quello che abbiamo sperimentato nel passato, e dopo aver realizzato che è proprio quello che non funziona più – non c’è più sugo, per dire – si arriva al punto in cui si comincia ad allontanarsi dalla nostra vecchia vita.

L’interesse per il mondo esterno scema e diventa quasi nullo. Le nostre relazioni con gli altri sembra si riducano all’osso (e lo vedo anche dalla diminuzione delle interazioni qui on line), e c’è un desiderio di passare molto tempo da soli a casa. Se ti sta accadendo, ricordati che è solo un altro aspetto del lasciar andare la vecchia vita e le connessioni con la tua identità nella terza dimensione. In effetti è un segnale di progresso lungo il tuo cammino.

Solitamente si arriva al Vuoto quando il nostro ego ha imposto troppo controllo sulla nostra vita. Le nostre anime ci guidano nel caos e nella vacuità del Vuoto, in modo che si possano abbandonare gli aspetti controllatii dall’ego e trovare un nuovo e più profondo Sè sul quale basare la vita. Il Vuoto ci fornisce anche del tempo perché avvenga una guarigione profonda e un’integrazione di nuovi e più salutari modelli di vita, senza le abituali distrazioni del mondo esterno, in modo più rapido e efficiente.

Spesso all’inizio, l’ego resiste a questa esperienza di Vuoto, ma col tempo si rende conto che non c’è altra scelta che arrendersi alla saggezza del Sè Superiore.
Ognuno di noi sperimenta il Vuoto in modi diversi, ma generalmente avviene che vengano rilasciati dei pezzi di identificazione con l’ego: parti di noi stessi che non sono più in sintonia con la realtà che stiamo cominciando a vivere, attività che non ci servono più, relazioni che non hanno più senso con chi stiamo diventando.

C’è anche una sorta di allontanamento da vecchie idee, credenze, abitudini e costrutti che vediamo come non veri e senza significato. E’ come la sensazione che deve provare il serpente quando cambia pelle: potremmo cercare di ritornare nella vecchia ma in realtà non è possibile. E però non abbiamo idea di dove andare o cosa fare per sentirci nuovamente in una zona di conforto, sperimentiamo la vuotezza del nostro essere e l’ignoranza di chi siamo ora.

Ma possiamo renderci conto che sta apparendo una dolce e nuova semplicità nella nostra vita. Vediamo che stiamo vivendo sempre più nel momento presente e abbiamo rallentato abbastanza da poter esperire a fondo dei piccoli piaceri e gioie che erano sempre stati lì ma che avevamo perduto: il calore delizioso dei raggi del sole che attraversano la finestra, il piacere e la soddisfazione di bere un bicchiere d’acqua quando siamo assetati, un fiore nel giardino che è nato nella notte, la bellezza radiante del’alba o del tramonto, grida di gioia di bambini che giocano.

E quando siamo lì, in quei momenti, c’è una gioia così profonda in noi che cominciamo a ridere.

Con amore,
Yel