I Sette Vestiti della Paura

Tempo fa avevo pubblicato su questo blog un articolo che parlava dei sette draghi, intesi come archetipi delle varie forme che la paura assume. Era corredato da un semplice test per aiutare ciascuno a comprendere quale drago (o quali draghi) ci assillano, spesso senza rendercene conto. L’articolo in questione lo trovate qui.
Avevo promesso di riparlarne e questi tempi ansiogeni mi hanno finalmente spronato a farlo. Ed ecco qua.

Dunque, i sette draghi rappresentano i sette diversi tipi di paura che si attivano nell’essere umano e sono all’origine di qualunque limitazione ci troviamo a vivere.
Non che la paura non abbia una sua funzione: esistono certamente paure legittime che ci aiutano a sopravvivere; per esempio la paura di una valanga ci porta ad evitare zone pericolose, così come la paura per il mare in tempesta, e così via, ma la maggior parte delle paure che viviamo sono create da noi, sono illusorie e irrazionali.
Una paura irrazionale ha queste caratteristiche:

– è creata dall’illusione di separazione
– è l’illusione dell’assenza dell’amore
– è ignoranza
– è auto-costruita
– acceca la visione
– distorce la realtà
– è dolorosa e nutre tutta la sofferenza
– limita l’esperienza
– paralizza

Le paure irrazionali si formano in giovane età ma hanno una lunga gestazione e appaiono in forma più o meno evidente nell’età adulta e, se non vengono comprese e portate allo scoperto, possono assillarci per tutta la vita, rendendola più dolorosa di quel che dovrebbe essere.

Le paure irrazionali variano da individuo a individuo, sia come intensità che grado: per una persona possono essere molto leggere, per un’altra molto intense, ma in ogni caso è possibile annullarle attraverso la loro osservazione e scegliere poi il proprio comportamento in modo razionale.

Se osserviamo gli anziani, possiamo notare che sono generalmente di due tipi: un tipo è irascibile e difficile da trattare; nessuno vuole stargli appresso perché sembrano mostrare in modo esagerato i peggiori tratti della loro personalità. Queste persone hanno permesso alle loro paure, nel corso degli anni, di impadronirsi delle loro vite. Essendo miserabili e infelici, mantenendo le peggiori paure e aspettative, vengono spesso abbandonate negli ospizi.

Il secondo tipo di anziano è invece meraviglioso. E’ come se fosse maturato con l’età e mostrasse ora i suoi tratti più ammirevoli. Queste persone hanno fascino e gli altri amano stare con loro, perché sono felici. Anche quando hanno problemi di salute, mantengono la loro speciale attrattiva.
Queste sono persone che si sono sbarazzate delle paure nel corso degli anni; hanno scacciato quei parassiti illusori e ora sono saggi, con molto da offrire ai più giovani.

Non c’è una paura migliore o peggiore di un’altra, sono tutte uguali nelle loro conseguenze ultime: ci succhiano il succo vitale della vita e ci lasciano come una buccia vuota, rigidi e incapaci di perseguire i nostri sogni.
Ma le paure sono intelligenti, non è che si mostrano esattamente come sono, perché sarebbe più facile riconoscerle, e allora si camuffano. Si “vestono” per così dire di altri panni, panni che spesso sono attraenti.
Questi vestiti sono: l’arroganza, l’auto-svalutazione, l’impazienza, il martirio, l’avidità, l’auto-distruzione e la testardaggine.
Nella nostra era moderna alcune di queste “disfunzioni” sono considerate dei difetti, altre paradossalmente dei pregi, ma in realtà sono solo effetti di specifiche paure.

Una loro caratteristica è quella di mostrarsi a coppie (tranne una) complementari e spesso quando una si nasconde, l’altra emerge. Queste coppie hanno la stessa radice originaria e si comportano con dinamiche simili. Diciamo che una è l’ombra dell’altra. Eccone una breve descrizione:

Arroganza/Auto-svalutazione

L’Arroganza e l’auto-svalutazione sono basate entrambe su una nozione di autostima difettosa: la prima nasce dalla paura di essere giudicati; la seconda di essere inadeguati; una gonfia smisuratamente l’ego, l’altra mina il senso di fondo del proprio valore. Spesso una paura si trasforma nell’altra, chi si auto-svaluta può diventare improvvisamente arrogante e chi è arrogante può auto-svalutarsi quando incontra una situazione umiliante.

La loro origine sta nel campo dell’ispirazione e infatti, se pur in modo stereotipato, le persone arroganti sembrano essere gonfiate con troppa aria, con il petto gonfio e il naso su per aria. Verrebbe voglia di bucarli e sgonfiarli.
Al contrario, le persone che soffrono di auto-svalutazione si presentano come se fossero sgonfie: le spalle ricurve, le teste chinate, il petto svuotato. Viene voglia di raddrizzarli, alzargli la testa e gonfiarli con un po’ d’aria.

Queste due paure quindi disturbano il flusso naturale dell’ispirazione/espirazione, perché quando ci si gonfia troppo senza espirare, non si può introdurre altra aria; viceversa quando si è completamente sgonfi si hanno difficoltà ad iniziare il processo di ispirazione (come quando si vuol gonfiare un palloncino completamente sgonfio). Quando il respiro viene interrotto, diminuisce l’ossigeno al cervello e non si è più capaci di funzionare mentalmente, e cioè di farsi guidare da nuove idee creative.

Impazienza/Martirio

L’impazienza e il martirio sono entrambe basate sulla nozione difettosa del tempo e dello spazio e cioè dalla paura che il tempo o le circostanze ci possano limitare. Nello specifico, l’impazienza è la paura di non avere tempo per portare a termine le proprie iniziative o di non arrivare in tempo da qualche parte, allora si reagisce facendo le cose di fretta e, solitamente, le cose non vengono bene e ci si può anche far del male.

Nel martirio invece si teme che delle circostanze sfavorevoli possano limitare la nostra libertà d’azione e si reagisce assumendo la sensazione e la credenza che se non fosse per le altre persone o situazioni, allora potremmo esercitare la nostra libera scelta. Quando tutte le strade sembrano bloccate ecco che si comincia a diventare ansiosi per il tempo o a martirizzarsi.
Anche qui c’è uno scambio tra le due: una persona impaziente si sente vittimizzata dalla mancanza di tempo, e un martire diventa impaziente man mano che la frustrazione aumenta.

Sia l’impazienza che il martirio sono basate sulla paura di non potersi muovere o di avere movimenti limitati e quindi, come l’arroganza e l’auto-svalutazione sono connesse all’ispirazione, così queste paure sono connesse all’azione.
Paradossalmente entrambe le paure producono azioni che in realtà bloccano ulteriori azioni. L’ho detto che le paure sono molto intelligenti.

Avidità/Auto-distruzione

L’avidità e l’autodistruzione sono basate su un falso concetto a riguardo della propria espressione. Sia l’una che l’altra sono formate dalla paura di perdita di controllo del proprio comportamento, del proprio “appetito” verso la vita. Una è la polarità opposta dell’altra: come l’avidità teme che non ci sia abbastanza e reagisce di conseguenza, così l’auto-distruzione teme di non poter controllare il “troppo”. Chi soffre di auto-distruzione, nello sforzo di riprendere il controllo del proprio comportamento in situazioni che appaiono completamente fuori controllo, adotta misure disperate che producono varie dipendenze, mentre lo sforzo di attenuare il dolore della vita conduce spesso ad una perdita prematura della stessa.

La paura definitiva dell’avidità è quella che non ci potrà mai essere nella vita qualcosa che appaghi la nostra soddisfazione e ricerca della felicità. Amore, denaro, potere, emozioni e sentimenti sono sempre da qualche altra parte e bisogna andare a stanarli. Si parte allora alla caccia di quel che ci manca ma si guarda sempre nei posti sbagliati. E’ una ricerca disperata, perché non trova mai pace. Un effetto perverso è che si cerca di controllare il proprio appetito vorace privandosi, e privando gli altri, di quel che si vuole.

Il paradosso qui è che entrambe queste paura bloccano l’espressione naturale, ma vengono viste come forme di espressione.
Molto facilmente si può passare da una all’altra: l’avidità può portare a comportamenti auto-distruttivi fatti di indulgenza nei propri confronti o di incuria per la propria sicurezza, mentre l’auto-distruzione assume la forma di comportamento avido come il mangiare o bere troppo.

Testardaggine

La testardaggine si basa sul concetto fallato dell’autorità. Chi la vive si trova a resistere chiunque o qualunque cosa che tenti di fargli fare qualcosa per cui non si sentono pronti. E’ una delle paure che nella nostra società sono considerate dei pregi: una persona testarda viene definita come una persona “di carattere”, per esempio.
La testardaggine teme il cambiamento e fa di tutto per guadagnare tempo e rallentare il corso degli eventi in modo da non doversi confrontare con esso. La testardaggine dice no anche quando potrebbe dire sì.

Per questa tendenza a rallentare l’azione e guadagnare tempo, questa paura è connessa all’assimilazione. Le persone che ne soffrono sperano di essere in grado di comprendere tutto di una situazione prima di fare una mossa. Ma facendo così, in realtà, bloccano l’assimilazione e sbarrano le porte a tutti i nuovi input.

La testardaggine non ha un polo complementare ma può scivolare verso tutti gli altri: una persona testarda può diventare così trincerata nelle sue convinzioni da diventare auto-distruttiva, come nel caso di qualcuno che rifiuta di evacuare la propria casa durante un incendio, o un’inondazione.

Yel Bosco
basato sulle ricerche di Josè Stevens

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