I sintomi emotivi e il loro significato

Stanotte mi son svegliata piangendo.

L’ultima scena del sogno in cui ero immersa si svolgeva in qualche luogo indeterminato, ma con sicurezza posso dire che ero con un amico che non vedo da molto tempo, seduta ad un tavolino di un bar (forse); un po’ come la scena di Inception, quando “l’architetto”, l’attrice francese Marion Cotillard, viene informata con sorpresa e spavento, da Leonardo di Caprio di trovarsi appunto in un sogno.
Nel sogno stavo raccontando al mio amico di come mi sentissi sola e che il mio unico spasimante fosse Fassino (!), che infatti ho visto puntualmente passeggiare all’esterno del luogo in cui ero. Da ridere, più che piangere, direte.

Comunque mi son svegliata piangendo calde lacrime, e mentre uscivo definitivamente dal sogno ho realizzato che la scena era al contrario molto buffa e che, soprattutto non sapevo perché cavolo stessi piangendo. Allora ho fatto una cosa strana: invece di asciugarmi le lacrime, che già abbondanti avevano inzuppato il cuscino, ho deciso di non smettere di farlo e ho spinto sull’acceleratore, ritrovandomi dopo pochi istanti a singhiozzare dilaniata dal dolore, un dolore che non avevo idea da dove provenisse.

Ed è proprio così. Questo dolore (anzi, dovrei usare il plurale, perché sono molti i dolori che ci portiamo appresso) non appartiene necessariamente a questa vita. E non appartiene necessariamente nemmeno a me: mi son resa conto che stavo piangendo una sofferenza collettiva, una sofferenza che giace sepolta nel profondo da millenni, probabilmente.
Non penserete che la storia dell’umanità, “umana” come la intendiamo, abbia cominciato ad esistere su questo pianeta con il periodo del Neolitico, come ci insegnano a scuola? Sono più di 350.000 anni che noi esseri umani viviamo sulla Terra, ed è da quel tempo immemore che siamo schiavi di un sistema di hackeraggio (la Matrix) che ci ha fatto credere di essere colpevoli e cattivi, mentre al contempo ci ha depredato della nostra energia migliore, rubandoci la nostra vera essenza e manipolandoci come marionette.

Mentre piangevo ho pensato che il mio pianto – consapevole e liberatorio, a questo punto – non aveva nessun responsabile tra i miei fratelli e sorelle umani: non stavo piangendo per qualcosa che consapevolmente potevo comprendere: stavo piangendo per qualcosa di antico e di generale, stavo piangendo per tutta la storia degli esseri umani, incatenati e sfruttati come animali in gabbia. Ecco, forse stavo anche piangendo per tutti i nostri fratelli animali, che tutt’ora sfruttiamo e maltrattiamo provocando in loro pene indicibili.

Questo dolore collettivo è quello che ha anche provocato tutta la rabbia che ho provato nei confronti di parenti e amici, nella mattina del 25 dicembre, quando sembrava si fossero messi d’accordo per provocarmi e farmi incazzare nel giorno dove ci diciamo di essere più buoni e amorevoli. Alla terza telefonata ricevuta, che innescava la mia irritazione trasformandola dolorosamente, mi son resa conto che non erano loro i colpevoli, non era loro né l’intenzione né la resposabilità nel provocare la mia reazione rabbiosa. Loro erano soltanto gli inneschi necessari per sbloccare le mie emozioni ancestrali, fatte di innumevoli vite vissute tra, nel e per il dolore.

Una fase del processo ascensionale non derogabile è quella della purificazione, e per purificarci dobbiamo permettere ai blocchi energetici emotivi di emergere alla luce, in modo da permettere loro di essere rilasciati. Questo è quel che sta accadendo ora, e non è una passeggiata, no, ed è fondamentale non impedirne l’espressione, ma anzi favorirla.
Quello che ci viene chiesto è di liberarci della zavorra pesante; diventerà sempre più leggera mano a mano che la lasciamo esprimere e la risolviamo, ma il processo è doloroso, deve esserlo, non può che essere così.

Mentre piangevo stanotte vedevo benissimo di non avere una solida motivazione personale e attuale per continuare a farlo, e non è che, masochisticamente, ci stessi prendendo gusto, ma capivo che era necessario, così come fanculare interiormente qualche amico e parente il giorno di Natale, mentre a denti stretti gli facevo gli auguri. Ho lasciato che la federa del cuscino assorbisse le mie lacrime con la consapevolezza che stavo ripulendo stanze che non visitavo da tempo immemore e, se volete un consiglio, fatelo anche voi. Davvero, lasciate che queste emozioni dolorose emergano, lasciate che spurghino tutto il loro contenuto: è quel che ci vuole per passare oltre, per evolverci e diventare gli esseri divini che realmente siamo.

Esistono due sole emozioni fondamentali: l’amore e la paura, dalle quali poi gemmano tutte le altre; anzi, possiamo dire che le altre non sono che gradazioni e variazioni delle due originali. Questo fa sempre parte del progetto divino e del funzionamento dell’universo: due polarità opposte e contrastanti. Se c’è amore non c’è paura, e viceversa. Quelle presenti dalla parte oscura e negativa – rabbia, invidia, rancore, ansia, inadeguatezza, sconforto, ecc. – non sono altro che colorazioni differenti dell’assenza dell’amore, così come il freddo, per la fisica, non è definibile se non come assenza di calore.

I sintomi fisici che stiamo vivendo si compenetrano con quelli emotivi originari, perché tutto è connesso – sempre – e la modalità per poterne uscire vivi è quella di esserne consapevoli: ogni volta che provate un’emozione, fate un passo indietro, osservandovi; prendete coscienza di quello che sta accadendo, lasciate che sgorghino le lacrime o l’urlo rabbioso, ma non identificatevi con la manifestazione in atto. Siete molto più forti e potenti di quel che pensate. Ricordate che è tutto un gioco, e nemmeno tanto serio, perché l’universo ha molto senso dell’umorismo e simula la tragedia per trasformarla in una esperienza di gioia (sempre una manifestazione dell’amore). Non rimanete lì, attaccati alle tende, come nei melodramma del novecento. Non è questo che ci viene chiesto, al contrario.

Come sempre vi ringrazio per partecipare con me in questa splendida avventura e per condividere le vostre opinioni al riguardo. Ci stiamo liberando dal giogo che altri ci hanno imposto con l’inganno e la manipolazione. Siamo amore e non più paura. Prendiamone coscienza.

Vado a cambiare la federa.

Con amore,

Yel

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