Le Relazioni nell’Ascensione

Ho aspettato un po’ prima di scrivere sul tema scottante delle relazioni in questo periodo, siano esse sentimentali o familiari. Ormai sapete che quando dico “questo periodo” mi riferisco sempre al processo dell’Ascensione che diventa sempre più presente e attivo in ogni settore della nostra vita. Ho aspettato un po’ perché non è facile raccogliere i dati e collegarli uno all’altro in un tutt’uno, per poterli poi tradurre in una sintesi che possa essere utile a tutti. Sebbene le esperienze umane siano sempre riconducibili alla stessa matrice, per ciascuno di noi vi sono infinite variabili che, apparentemente, modificano lo svolgimento degli avvenimenti in modo assolutamente personale.

Queste variabili sono il frutto non solo delle nostre esperienze in questa vita, ma hanno fondamenta soprattutto in quelle precedenti, nonché in alcune altre caratteristiche individuali dettate dalla nostra unica e personalissima disposizione degli astri nel nostro tema natale. Non ho le competenze per disquisire di astrologia, ma lo dico perché è un elemento importante per considerare quello che ci accade. Se qualcuno fosse interessato a saperne di più suggerisco di contattare qualche esperto nel campo – o in alternativa – a cercare in rete qualche sito che se ne occupa seriamente, e ce ne sono tanti. (per esempio, il sito svizzero astrodienst, che offre parecchi servizi gratuiti, oltreché a pagamento, e che ospita gli interventi di quella che è, a parer mio, una delle migliori interpreti del cielo interiore, Liz Greene).

Come sempre parto dalla mia esperienza e cercherò di trovarne gli elementi comuni e condivisibili con tutti gli altri, perché in fondo sempre di amore (e/o paura) si parla, e questi “motori” sono costruiti in modo uguale per tutti e funzionano con la stessa benzina.

Cominciamo subito col dire che non è un momento facile per le relazioni (ma dai? non si era capito). Personalmente, nel giro di un paio di settimane, mi sono trovata a vivere la fine improvvisa di una relazione sentimentale nata da non molto e che sembrava portare nella mia vita la serena eccitazione che produce un amore ben corrisposto. Se pur breve è stata una relazione molto intensa, vissuta convivendo sotto lo stesso tetto e dentro lo stesso letto per tre mesi e mezzo circa (no, non siamo stati proprio sempre a letto) ed è stata una relazione che mi ha mostrato molti aspetti di me che ancora non avevo illuminato. Ringrazio Mr. Goldman per aver partecipato con me in questa avventura e gli auguro di poterla interpretare (e ricordare) come un passaggio fondamentale nella crescita evolutiva personale reciproca. Però posso dire anche un bel byebye alla forma e al contenuto che questa relazione ha agito nella mia storia, non che abbia capito proprio tutto, ma un bel passo avanti, nella comprensione della complicata ragnatela che solo noi umani possiamo creare, c’è stato.

La sintesi di quello che è accaduto è che, dal momento che ogni relazione con l’altro è semplicemente uno specchio della nostra lotta interiore, l’amplificazione e la accelerazione che il processo ascensionale sta attivando rende molto più visibili gli impicci e gli imbrogli che produciamo nella nostra bella mente. Siamo qui per illuminare la cantina e poi darle una bella spazzata, liberandola da cianfrusaglie e sporcizia accumulatasi in chissà quanto tempo.

Se per me è stato un processo rapido ed intenso – un po’ come l’energia di una meteora che schizza a velocità vertiginosa e con un bagliore accecante, ma scompare quasi subito – per altri invece può essere un movimento più lento e diluito nel tempo, uno stillicidio (etimologia: da stillare, una caduta goccia a goccia, finchè il vaso trabocca) ma la sostanza non cambia: non è più possibile tenere in vita relazioni che non siano allineate con la nuova visione che stiamo costruendo.

Stiamo modificando la nostra coscienza alzandone le vibrazione fondamentale della vita, cioè l’amore, e possiamo distinguere tre spazi (per il momento, ma quelli conosciuti sono dodici) o luoghi nei quali ci troviamo a vivere contemporaneamente. Vengono empiricamente definite dimensioni e noi siamo esseri multidimensionali, e abbiamo la capacità di stare con un piede in tutte le dimensioni allo stesso tempo. Non si tratta di dimensioni che si trovano in altri luoghi fisici, sono sempre qui, siamo sempre qui, solo che in ciascuna dimensione vibriamo in modo diverso, ovvero sempre più rapido.

La terza dimensione, quella in cui normalmente ci arrabattiamo e nella quale stiamo ora annaspando, è la più densa (e dicono che non ci sia niente di più denso e appiccicoso come la vita sulla Terra). In questa dimensione vive il nostro sè più limitato (l’ego, o meglio, i vari ego) il quale, se non l’avete ancora capito, non fa altro che cercare conforto e comodità all’esterno, il pigrone, e per questo poi si infila in corridoi e stanze spesso strette e anguste, ma al contempo apparentemente sicure e con una parvenza di protezione. In questa dimensione cerchiamo l’approvazione e il sostegno dall’altra persona, anche, e soprattutto, a discapito della nostra libertà. So che sapete di cosa sto parlando. Che la sicurezza non vada a braccetto in allegria con la libertà è un fatto risaputo.

Nella quarta dimensione il nostro sé si sta risvegliando, e qui le cose cambiano: invece di cercare il conforto e l’aiuto come nel livello precedente, comincia ad apprezzare la sfida e la provocazione, perché sa che è solo così che si può crescere, e smania per liberarsi delle pastoie e dei paraocchi di relazioni asfissianti e imprigionanti. E lo fa con la certezza di essere nel giusto – perché lo è – e se il partner della relazione non lo capisce, questo non fa altro che allontanarlo ancora di più perché mette in evidenza maggiormente la differenza evolutiva all’interno della coppia.

Il Sé della quinta dimensione è chiamato Superiore, e ci sarà un motivo: il suo scopo è cercare si l’unione con l’altro, rimanendo però una scintilla individuale di coscienza: figuriamoci se ha voglia di immolarsi e scomparire nel fuoco di una relazione distruttiva e scottante. Non gliene può frega’ de meno, tanto sa che è già completo così com’è, senza l’apporto e il supporto di nessun altro.

E’ utile, molto utile, cercare di capire quale sè viene attivato nelle nostre relazioni per vedere a che punto siamo della nostra crescita personale.
Della terza dimensione non dico di più, tanto lo sappiamo tutti quali sono le regole e le strutture che la compongono: se non le avete chiare, un qualsiasi studente di psicologia, anche con voti bassi, può illustrarvene le caratteristiche. In sintesi possiamo dire che lì cerchiamo il senso della nostra vita nell’altro.

Nella quarta dimensione il centro dell’attenzione si sposta dall’altro a noi stessi. Cominciamo a domandarci chi siamo, qual è il nostro scopo più alto e cosa vogliamo davvero da una relazione. Ci guardiamo intorno con curiosità e il cuore aperto e ci interroghiamo se le persone che ci stanno intorno possano davvero ancora accompagnarci. Come sapete, non tutte le anime hanno lo stesso livello evolutivo: e non sto dicendo che ci sono anime di serie A e di serie B, ecc.; dico che ognuna ha il suo tempo e il suo passo, un po’ come nel kamasutra, dove è sconsigliabile l’unione tra, per esempio, un maschio topo e una femmina elefante. Ci sono anime giovanissime e altre vecchissime, ed è ovvio che possano comunicare fino ad un certo punto, poi non c’è più trippa.

E’ un processo doloroso staccarsi da persone che magari ci accompagnano da una vita. E non mi sto riferendo solo a relazioni sentimentali, ma anche quelle parentali con madri, padri, sorelle e fratelli. E’ un processo anche lungo e fatto di tira e molla, di tentativi di portarli con voi, anche di rimorchiarli se si potesse, ma se non funziona lo sapete bene che non li potete cambiare; e non è nemmeno giusto. Potete solo invitarli e se non accettano l’invito, allora capite che dovete lasciarli andare, sapendo che tanto è sempre fittizia la separazione, visto che apparteniamo all’Unità della creazione e nessuno può essere realmente separato da nessun altro.

Diventa una priorità guarirsi da sè, ma anche corteggiarsi e frequentarsi, darsi quello che un partner non ci può dare. Accade che scopriamo l’unione con noi stessi, quell’unione che armonizza gli aspetti maschili e femminili presenti in tutti noi.
E non sto dicendo che il processo non comprenda anche una nuova relazione con l’altro, ma è una relazione dove entrambi i partner o le nuove famiglie che si creano (e non intendete queste famiglie come le classiche nucleari: padre, madre e figli) non contengono il bisogno dell’altro: la nostra salvezza e la nostra sicurezza sono già in noi. Anche il vostro nuovo partner o i componenti della nuova famiglia stanno vivendo lo stesso processo di autoguarigione e di risveglio della coscienza. Vi unite ma contemporaneamente vivete in quello spazio che è vostro e solo vostro.

Muovendosi poi nella quinta dimensione la relazione diventa più profonda e c’è la comprensione che al livello base esistete solamente voi: ognuno è voi e voi siete tutti gli altri. Si scopre la fondamentale bellezza e sacralità di ogni essere umano, a qualunque livello di consapevolezza si possa trovare nel suo cammino.
E’ chiaro che a quel livello non esistono più discordanze e opposizioni: c’è solo l’amore, il famoso amore universale, ed è la fine di ogni contrasto, prevaricazione, guerra e dolore.

Ci arriviamo, ci arriviamo.

con amore,

Yel

ps: sono giorni che ascolto questa bella canzone di Paulinho Moska. Solo oggi ho letto attentamente il testo dal titolo Cheio de vazio, Pieno di vuoto, e ci sta perfettamente con l’articolo. Ecco perché l’ascoltavo…

 

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