il Sondaggio

Qualche giorno fa ho pubblicato su facebook un meme (si pronuncia “mem” ed è,  secondo wikipedia, un’immagine, un video o un testo umoristico che viene rilanciato e diffuso tra gli utenti di internet) che si presentava come un sondaggio.

Come potete vedere nell’immagine il testo recitava:

Sondaggio:

Accetta e ama tutto cio’ che è.
Ogni cosa è perfetta com’è.
Perdona chiunque.

a. Certo, l’universo non canna mai.
b. Forse qualcosina, insomma…
c. Col cazzo.

Sebbene l’intento umoristico trapelasse nemmeno tanto velatamente dall’ultima risposta, la C., l’intenzione originaria era alquanto seria ed è sorta da un rimuginamento profondo sullo stato attuale del mondo, inteso come questo gran casino squilibrato in cui annaspiamo un po’ tutti.

Molte antiche fonti esoteriche parlano del pianeta Terra e dei suoi abitanti come un esperimento che, originariamente, avrebbe dovuto creare la vita perfetta. Un pianeta bellissimo, di piena abbondanza, ricco di biodiversità e abitato da molte specie in mutuo e amorevole rapporto. La razza degli esseri umani (non le razze, ma una sola) era stata progettata con tutta una serie di caratteristiche che le avrebbero permesso di diventare un modello di perfezione non solo per la nostra galassia, ma per tutti gli universi. Una razza dotata di libero arbitrio e di amore incondizionato per tutto il creato. Solo che qualcosa non ha funzionato – anche se ogni cosa in realtà funziona nel cosmo (parola greca che significa “ordinato”), quindi possiamo pensare che anche l’intoppo, se vogliamo chiamarlo così, sia stato in qualche modo preordinato.

Le antiche fonti spiegano infatti che l’arrivo di un batterio nocivo (pare attraverso qualche frammento cosmico precipitato sul suolo) avrebbe inquinato quei primi esseri umani, azzerando per sempre quel progetto di paradiso terrestre che era stato previsto si organizzasse qui. Per impedire che la malattia si diffondesse altrove (ogni cosa è connessa nell’universo) i 12 filamenti originari di DNA degli umani vennero ridotti a 2 soltanto, detronizzandoci da semidei, a puri e semplici animali, con però il raziocinio e l’autocoscienza, e almeno questi ci son rimasti. Pare che con 12 filamenti potessimo fare cose incredibili con la mente e col cuore, per farla breve immaginate tutte le cose meravigliose che sognavate da bambini: ecco, quelle cose lì.

Io mi fido delle fonti antiche ma, in ogni caso non ci vuol molto a vedere che effettivamente questo posto assomiglia sempre meno al supposto paradiso originario e i suoi abitanti assomigliano sempre più a demoni che ad angeli, e penso siate d’accordo.  Comunque, visto che di pianeti come la Terra non ce ne sono poi così tanti in giro per l’universo, pur con il gran dispiacere che l’esperimento non avrebbe mai più potuto avere quello sviluppo divino programmato, venne deciso (lascio sempre vago il soggetto in questi casi, metteteci voi quello che più vi aggrada, Dio, la Fonte, il Consiglio dei 9, la fata turchina) di non terminarlo, ma lasciare che questi umani diminuiti andassero avanti e vedere che cosa mai avrebbero potuto combinare nel futuro. All’universo piace molto sperimentare per il piacere di farlo, mica per imparare cose: sa già tutto.

In breve l’esperimento produsse una serie di sottorazze umane che, pietra dopo pietra, mattone dopo mattone, microchip dopo microchip, arrivavano sempre allo stesso punto, dove la tecnologia diventava predominante e la mente bypassava il cuore, stravolgendo di fatto il principio primo dell’esperimento e obbligando la fata turchina ad interromperlo, sempre per via del possibile inquinamento cosmico. Al momento noi siamo la quinta sottorazza, e ci chiamiamo Ariani (i fottuti nazisti hanno rubato il termine, così come han rubato il simbolo della svastica: non sapevano inventare nulla, perché il male può solo copiare dal bene). Le altre quattro razze che ci hanno preceduto si chiamavano: Polari, Iperborei, Lemuriani e Atlantidi (prima o poi scriverò un post sulle sottorazze, argomento molto interessante). E indovinate? Sono state tutte distrutte  da vari  e fantasiosi cataclismi, anche se il più gettonato è il diluvio, perché lava via con facilità la sporcizia, prima che loro potessero distruggere il bellissimo pianeta verdeazzurro, la nostra mamma Gaia. (ciao mamma!)

Ora, il sondaggio-meme che ho pubblicato partiva da questo ragionamento: se noi siamo la quinta sottorazza e abbiamo dimostrato che stiamo pericolosamente arrivando al punto di dustruggere tutta la bellezza e l’amore, e così facendo distruggeremmo anche la possibilità dell’esperimento di evolvere, non è che forse dovremmo fare qualcosa per impedirci di fare la fine di quegli altri umani? Cioè, non basta solo essere buoni e contenere solo amore  e perdonare tutti, per cambiare la situazione: se sei in un vasca piena di squali non saranno le carezze che ti salvano dai morsi, ma magari qualche legnata sui denti. (Che poi non so, magari con gli squali funzionano le carezze, con gli umani ho qualche dubbio, a meno di non prenderli da piccoli).

Sintetizzando ancora di più: il progetto paradiso in terra è fallito, ma siamo sempre in tempo a non farlo finire in un inferno (e state tranquilli che possiamo diventare e vivere peggio, molto peggio di quel che siamo ora), solo che per non cadere ancora più giù abbiamo bisogno di una reazione che ci porti in su. E qui la formula per poterlo fare diventa poco precisa e cincischiata. Sarebbe troppo facile, se no.

La formula A. (l’universo non sbaglia) è quella che tutte le religioni al mondo hanno sempre sostenuto e che tutt’ora sospingono i loro fedeli a utilizzarla per risolvere i problemi e le ingiustizie quotidiane. Ora non è che io non mi fidi delle religioni, è che proprio non le stimo e mi sembra che la loro formula si sia dimostrata, in tutti questi secoli, fallimentare. Se no, non saremmo in queste condizioni. Lapalissiano. Badate bene, non sto dicendo che non si debba provare amore per il prossimo, sono d’accordissimo con tutti gli insegnamenti originari di Joshua, con tutti dico, e non solo quelli vagliati dalla censura delle gerarchie ecclesiastiche. Il “porgi l’altra guancia” a quello che ti sta scannando mi è sempre un po’ puzzato di adulterazione. Anche Gandhi era pieno di amore e sosteneva la rivoluzione interiore, ma questo non gli ha impedito di opporsi con cuore e intelligenza ai fottuti inglesi che stavano depredando e schiavizzando il suo paese.

La formula B. non mi piace per nulla. E’ tiepida, senza sapore, né carne né pesce, ma nemmeno verdura. Sa di democristiano ed è anche molto egocentrica, perché quel qualcosina da cambiare è qualcosina solo fintanto che guardiamo al nostro orticello e non alla giungla amazzonica. Qualcosina? Ma porca puzzola, vi rendete conto che questo è un mondo di schiavi inconsapevoli che vivono sempre peggio e che si fanno guerra tra loro mentre i sempre più ricchi potenti banchettano sui loro cadaveri? No, mi spiace ma qualcosina non va bene, chi la pensa così dovrebbe farsi un esame di coscienza.

E’ chiaro che non mi rimane che la formula C. A parte l’eleganza sintetica, il messaggio che porta è  veramente rivoluzionario. Ma non tipo da andare sulle barricate e lanciare le molotov, no. E’ quella che dice, col cazzo che mi fregate: io vedo quello che state (stiamo) facendo al mondo e non ci sto, e non ti permetto (dico al potente) di farmi credere che con il mio consenso/assenso silenzioso e sottomesso tu, risolverai i problemi che  hai creato. E non ci sto nemmeno a credere che il pianeta verrà salvato da qualche intervento divino, se tutti diventiamo buoni e amorevoli. Cioè, sì, certo che sarebbe una soluzione: ma avete idea di quanti secoli ci vorrebbero prima che tutte le teste di cazzo che abitano qui cambiassero davvero e sposassero l’idea di “one love, one heart” ? (grazie Bob)

Poi non so, magari c’è anche la soluzione D., come ha suggerito un’amica, ma ancora è da scrivere.
Mi aiutate?

Con amore,
Yel

 

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