Uova e serpenti: le origini occulte della pasqua

Non è un segreto che io pensi che la religione sia la più grande forma di controllo mentale di massa mai inventata e che tutt’ora le sue pratiche e ricorrenze vengano utilizzate per imprigionare gli esseri umani nella paura e mantenerli perennemente nella servitù. Già avevo scritto un post sulle origini occulte del Natale e, visto che siamo in prossimità di un’altra grande festa “cristiana”, mi sembra naturale parlare della tradizione di Pasqua e delle sue vere occulte origini.

Cominciamo col dire che nella Bibbia non esiste alcun verso che autorizzi o avalli questa tradizione. L’etimologia della parola deriva dall’aramaico pascha, che significa passaggio o liberazione, e nella religione ebraica è una festa in memoria del passaggio dell’angelo sterminatore sull’Egitto, che fece strage tra gli Egiziani risparmiando gli Ebrei, e del loro passaggio attraverso il Mar Rosso senza bagnarsi un alluce.  Solo dopo il famigerato Concilio di Nicea questa festa venne collegata alla morte e resurrezione di Joshua e divenne simbolicamente “il passaggio dal deserto di questa vita alla terra promessa del cielo, aperto ai fedeli grazie al sacrificio del Cristo”. In più, nella Bibbia non c’è nessuna menzione alle uova, ai conigli e nemmeno alla Quaresima.
Quindi da dove arriva realmente questa celebrazione?

Se invece cerchiamo l’etimologia dell’equivalente anglosassone della parola pasqua – si chiama Easter – scopriamo molte cose. Questo nome arriva direttamente dalla dea della primavera e della fertilità, nonché regina del paradiso, Ishtar, che era venerata presso l’antica religione di Babilonia. In realtà questa dea di nomi ne ha parecchi altri, che si sono succeduti nelle varie latitudini, epoche e culture. Giusto per fare qualche esempio si chiamava Astarte presso i Greci e i Latini, Astaroth presso gli Ebrei e Eastre per gli Anglosassoni, ma sempre con il significato di dea della fertilità. Se torniamo un po’ più indietro scopriamo che presso i sumeri il suo nome era Inanna, di cui ho già parlato in un altro post sul primo mito transgender. Inanna quindi è il prototipo di Ishtar.

Inanna era la nipote di Enlil,  a sua volta figlio di Anu (mi viene in mente lo sketch di Aldo, Giovanni e Giacomo, ma qui la cosa è più seria). La traduzione del suo nome in sumero significa Grande Padre del Cielo ed era venerato come la figura centrale della prima religione mai apparsa sulla Terra. Secondo le tavolette Sumere venne a visitare il pianeta solo due volte. Questo prima del diluvio universale che azzerò i riti precedenti, senza perderne però la memoria. Questo diluvio universale è presente in tutti i miti delle più disparate culture e, come sappiamo, quando un mito è così diffuso significa che qualcosa di vero c’è.  Il diluvio potrebbe essere stato l’epilogo della battaglia tra le diverse fazioni di dei (che appaiono sempre più come esseri extraterrestri, come spiegato in questo post qui).

Ad ogni modo, dopo il diluvio e la dipartita degli dei, a Babilonia entra in campo Semiramis, moglie del re Nimrod d’Assiria, a cui, tra le altre cose, è attribuita l’invenzione della cintura di castità nonché la pratica di castrare giovani uomini trasformandoli in eunuchi: insomma una brava donna, la quale con il marito introdusse questa nuova falsa religione dei Misteri Babilonesi e fece costruire la Torre di Babele, facendosi chiamare anche lei Ishtar e fondando, di fatto, la falsa matrice di tutte le religioni che sono mai esistite dopo. Suo marito Nimrod era venerato come il dio del sole e naturalmente anche lui è conosciuto con innumerevoli nomi: Samas, Attis, Uti, Marduk, Ninus, Baal, Moloch, Tammuz, eccetera eccetera.

A Babilonia, e siamo più o meno nell’800 prima di Cristo, si celebrava il giorno di Ishtar, ovvero il ritorno della dea della fertilità e quindi della primavera, diventando così la dea una reincarnazione della natura stessa. Le leggende babilonesi dicono che ogni anni un grande uovo cadeva dal cielo e atterrava in un’area vicino al fiume Eufrate.
Da notare che le tavolette Sumere, a cui faccio sempre riferimento come il documento più antico esistente, dicono che quando il primo dio – Enki, si chiamava – arrivò sulla Terra, fece scendere la sua navicella sull’acqua ed emerse poi dall’acqua indossando una tuta che sembrava fatta di scaglie di pesce e un copricapo dalla forma identica a quello degli abiti cerimoniali del Papa.

Nella sua rinascita o reincarnazione annuale Ishtar usciva simbolicamente dal suo uovo e chiunque stesse celebrando questa occasione e gli capitasse di trovare quest’uovo riceveva delle speciali benedizioni, e questo forse potrebbe spiegare l’origine della tradizione moderna delle uova di Pasqua e (nei paesi anglosassoni) della cerca delle uova. E fin qui, niente di male: siamo di fronte ad un ennesima testimonianza del ritorno della primavera e della fertilità, ma ora viene il brutto.

Ogni anno, in questa festività, i sacerdoti di Ishtar impregnavano giovani vergini sugli altari dedicati a lei e al marito. I bambini nascevano poi verso Natale (!) e l’anno seguente venivano sacrificati nella domenica di Pasqua (ricordiamo che domenica significa giorno del signore, o in inglese giorno del sole, che è sempre la stessa cosa, ovvero il giorno dedicato a Baal, eccetera), quindi i sacerdoti prendevano le uova simboliche e le lavavano nel sangue dei bambini sacrificati. Ecco allora il senso dell’uccidere gli agnellini e cibarsene in questa festa.

Se faticate a pensare che tutto questo possa essere vero, ecco un estratto dall ‘Enciclopaedia Judaica che fa riferimento ad Ishtar/Inanna e a suo marito Moloch come gli dei a cui i bambini erano sacrificati:

(…) L’identificazione di Hadad-Baal con Moloch ci fa comprendere perché Geremia (32:35) lanciasse la maledizione contro gli altari di Baal nella valle di Ben-Hinnòn per far passare per il fuoco i loro figli e le loro figlie in onore di Moloch. Inoltre, una serie di documenti Assiri e Aramaici analizzati da K.Deller rileva come Adadmilki o Adadsarru (Adad il re) fosse un dio per il quale i bambini, a volte appena nati, venivano immolati vivi nel fuoco.

Insomma, come tutte le festività pagane di cui la religione più diffusa al mondo si è impadronita, anche per Pasqua non poteva essere differente. E’ una celebrazione non di vita ma di morte, che risale a tradizioni malvagie e idolatranti dei Misteri babilonesi, e che è stata poi trasfigurata secondo l’usuale sistema del ribaltamento, come quasi tutto quello che ci hanno raccontato e ci raccontano.

Per quanto mi riguarda non c’è proprio nulla da festeggiare, tanto meno ammazzando un agnellino.
Poi ognuno faccia come sente e crede, cercando nella propria ancestrale memoria.

Con amore,
YEL

 

(molte informazioni vengono da un libro di J.R Terrier intitolato “The Easter Celebration – History of Its Hidden Origins”)

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